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Intervista ad Alessandra Gennaro: Parola ai Food Blogger – Parte 1

Intervista ad Alessandra Gennaro, Food Blogger

In CnR sosteniamo gli scambi dialettici, sicuramente non gli scontri o le provocazioni fine a se stesse. Abbiamo quindi creato un contraddittorio all’intervista del giornalista e critico gastronomico Marco Gemelli.

Diamo oggi la parola a una foodie professionista – Alessandra Gennaro, food blogger e scrittrice – rivolgendole le stesse domande proposte a Marco qualche settimana fa. Ti intriga l’idea?

Raccontare il Cibo tra Ragione e Sentimento

Alessandra Gennaro – Genovese, 49 anni, una laurea in lettere classiche con tesi in Antropologia sui Sacrifici Alimentari e una passione per il cibo dichiarata in tempi non sospetti, quando le ragazze leggevano Cioè di nascosto dai genitori, e lei Guida Cucina di nascosto dalle amiche. Fino a quando l’amore si struttura e si definisce in professione. Per capirlo con uno sguardo ti consigliamo il suo blog: An Old Fashioned Lady.

Condannata a far carriera da una giovinezza marchiata a fuoco da yuppies e paninari, ho impacchettato casa, professione e titoli di studio qualche mese fa, per seguire mio marito a Singapore dove, al momento, mi ingegno a sopravvivere alle insidie della spesa in Singlish (ndr slang, mix di inglese, malese, cantonese e molto di più) e ad abbinare le infinite varietà di cavoli cinesi ai loro nomi in mandarino.

Food blogger e food writer per testate nazionali, curo la collana dei Libri dell’MTChallenge e, dal novembre 2013, faccio parte di AIFB, l’Associazione Italiana Food Blogger, di cui sono cofondatrice insieme ad altri 10 colleghi.

Alessandra Gennaro

Intervista

Buongiorno Alessandra e grazie per aver accettato di raccontare il tuo lavoro ai nostri lettori. Non una semplice intervista – rilasciata in 2 parti – quanto la controparte di quella al giornalista culinario Marco Gemelli, affrontando le stesse domande. Di che cosa ti occupi e in che cosa consiste il tuo lavoro di food blogger?

Alessandra Gennaro: Appartengo alla 1^ generazione dei food blogger (Food Blogging for Dummies), quella per cui aprire un blog di cucina era semplicemente un modo nuovo per comunicare una passione antica: per anni avevo frequentato i forum, straordinarie occasioni di scambio di competenze e di saperi e il blog rappresentava la tappa successiva per quanti, come me, avvertivano il bisogno di uno spazio personale, con maggiore autonomia nei contenuti e nelle forme espressive.

Poi è sopraggiunta una dimensione più consapevole, che oggi mi ha portato a focalizzare sul cibo gran parte dei miei impegni, compresi anche quelli preesistenti nel mondo accademico ed editoriale.

Quali attività e iniziative sono nel presente di Alessandra Gennaro? E nel suo futuro?

AG: Attualmente scrivo libri di cucina, ho una collaborazione fissa con ATavola, una lunga attività con il Museo dell’Accademia Linguistica di Genova, all’interno del quale mi occupo di storia del cibo e dei costumi a esso legati e decine di altre collaborazioni analoghe.

Il futuro prossimo è decisamente borderline, visto il mio recente trasferimento all’estero, ma l’agenda è comunque fitta di appuntamenti, dall’una e dall’altra parte del mondo. In particolare, condivido con altre nove colleghe l’impegno quotidiano della organizzazione e della gestione delle attività dell’Associazione Italiana Food Blogger che, dal giorno della sua fondazione, nel novembre 2013, ad oggi, è cresciuta in maniera significativa.

AIFB – Associazione Italiana Food Blogger.

Le soddisfazioni ci sono e ci confermano che la direzione intrapresa è quella giusta, ma la strada da percorrere è ancora tanta e richiede dosi di concentrazione ancora maggiori che agli inizi.

Sui progetti futuri vige la regola del più cabalistico dei silenzi: posso solo dire che, nella mia To Do List, la sola voce che manca all’appello è la noia. Il resto, c’è tutto.

Esiste una distinzione tra giornalista gastronomico e food blogger e, se sì, non sono ruoli che si intrecciano e i cui confini si assottigliano? Marco ha parlato di diritti/doveri e normative più vincolanti per il giornalista, coincidenti con un maggior rigore professionale e deontologico? Come rispondi?

AG: L’intervista di Marco è ricchissima di contenuti e di spunti di discussione: il suo pregio principale, per me che vivo dall’interno la questione dei rapporti fra giornalisti e food blogger, è quello di aver affrontato come un dato di fatto la compresenza degli uni e degli altri, nel settore della comunicazione del cibo. Anche se l’evidenza parla chiaro, non è sempre recepita con la stessa serenità con cui Marco la descrive, la stessa che gli permette di guardare alle due diverse figure in modo distaccato e, di conseguenza, acutamente critico (la posizione del giornalista è aperta e disponibile perché è anche food blogger, ndr).

Mi permetto però due precisazioni, anche alla luce dell’esperienza di AIFB: la prima riguarda la deontologia, argomento all’ordine del giorno in ogni confronto fra le due categorie. Vero: i giornalisti hanno un codice deontologico, i food blogger no; questo non va inteso nei termini di un gioco sporco a danno di chi ce l’ha, ma come un dato che trova la sua spiegazione più plausibile nella natura del fenomeno e nella sua età relativamente recente. Quando siamo nati (agli albori del 2000 negli USA, circa 10 anni fa in Italia) nessuno immaginava che nel giro di pochi anni si sarebbe parlato di “professione: food blogger”: ce la siamo inventata sul campo e l’abbiamo vista crescere nel nome di quella condivisione che è il vero denominatore comune, il vero propulsore di chi gestisce ogni blog di cucina.

La nascita di AIFB ha segnato una pietra miliare nella storia dei food blogger italiani, anche nei termini di uno spazio di confronto vicendevole,  da cui crediamo possa nascere un sentimento condiviso in merito al modo di intendere questa professione. Se mai si arriverà ad una deontologia (cosa che personalmente auspico ma che nell’immediato non vedo) questa sarà il frutto dello stesso percorso di riflessione e di maturazione che ha contraddistinto la nascita dei codici di regolamentazione degli altri Ordini.

Nello stesso tempo, se i food blogger si stanno affermando in un settore che, fino a qualche anno fa, era prevalentemente appannaggio dei giornalisti, questo non dipende dal fatto che gli uni abbiano una deontologia rigorosa e gli altri non abbiano nulla di normato. Un food blogger può permettersi di bussare alla porta delle aziende e di offrirsi di recensire i loro prodotti, cosa che il giornalista non può fare. E sarebbe assurdo negare che, in passato, questo non sia stato fatto, comprese anche quelle recensioni “ovviamente positive” a cui Marco fa cenno. Proprio perché con un diverso retroterra alle spalle, non tutti i food blogger avevano la consapevolezza di svolgere un ruolo di informazione che, come tale, prescriveva requisiti di credibilità e di onestà intellettuale. Per alcuni di loro (molto meno di quanto si creda), il blog era semplicemente un diario personale, un nuovo passatempo. E come si accettavano le proposte delle aziende, sempre inclini a scambi “in natura”, così ci si autocandidava a provare prodotti e a recensirli.

Oggi, però, lo stereotipo del food blogger che si vende per 1 kg di farina è sempre più sconfessato dai fatti, grazie al progredire di una riflessione sul nostro ruolo. Una volta che si passa dallo scrivere per sé allo scrivere per altri, ecco che cambiano tutti i parametri: e se prima, per alcuni, avere un blog significava riempire la dispensa, oltre che il proprio tempo libero, oggi si è approdati a un ben altro livello di consapevolezza.

Il vero collante che lega i contenuti di un blog al pubblico è la credibilità del loro autore, la fiducia che i lettori ripongono in lui: e queste si conquistano affinando l’onestà intellettuale, non certo facendo marchette.

L’altra precisazione riguarda le conseguenze giudiziarie legate ai contenuti del nostro blog. La maggiore libertà di cui godiamo, rispetto ai giornalisti, riguarda  principalmente i rapporti con l’editore. Da “editori di noi stessi” quali siamo, abbiamo piena autonomia nella scelta degli argomenti, dei contenuti, dell’editing, dei tempi di pubblicazione e così via. Per quanto concerne le responsabilità individuali, le zone d’ombra non sono poi così diffuse come si crede. Siamo responsabili in prima persona dei nostri contenuti e se questi ledono i diritti dei soggetti coinvolti, siamo passibili di azioni giudiziarie, tanto quanto le altre categorie.

Quali le istruzioni per l’uso del web writing che narra il food? Quali le differenze tra food blogger e giornalisti? E come se la cavano a tuo avviso i giornalisti oggi sul web, soprattutto quelli che criticano i piatti e raccontano di percorsi sensoriali del gusto?

AG: A costo di sembrare noiosa: non esiste possibilità alcuna di utilizzare un qualsiasi strumento di comunicazione senza una sicura conoscenza della lingua italiana e delle basilari regole per la composizione di un testo, che oggi comprendono anche l’inserimento di immagini, di disegni e di altri supporti offerti dalla grafica. Senza queste competenze di base, anche la creatività più originale rischia di passare inosservata o di soffocare in una sterile auto-referenzialità. In più, visto che i nostri contenuti sono comunque tecnici, è indispensabile un buon bagaglio di nozioni specifiche.

Per concludere gli stimoli di questa tua domanda: i giornalisti sono altra cosa dai food blogger.

In primo luogo, stiamo paragonando una professione storica, con profonde radici culturali, a una realtà recente, che propriamente professione non è, quanto meno non nei termini giuridici. Questo non significa che dietro al food blogger non ci sia una preparazione adeguata: tralasciando i casi di chi ha scelto di rivestire entrambi i ruoli, pur mantenendoli distinti e cavandosela benissimo; la maggior parte di noi ha curriculum di tutto rispetto alle spalle, dal punto di vista sia accademico che professionale.

Una terra di mezzo, in cui coesistono media old style e nuove tecnologie.

La differenza che balza maggiormente agli occhi riguarda il mezzo di comunicazione: diversamente dai giornalisti che per tradizione hanno il monopolio della carta stampata, noi lavoriamo prevalentemente sul web: siamo i figli di quella rivoluzione digitale di cui tanto si è scritto e forse poco si è adeguatamente soppesato. Persiste la convinzione che il predominio della carta stampata non verrà mai meno; anche se siamo in tanti (me compresa) a non riuscire a staccarci dalle edizioni cartacee del libro, della rivista, del quotidiano, è un dato di fatto che la comunicazione abbia nella rete un canale di diffusione sempre più importante, i cui fruitori si esprimono in un linguaggio diverso da quello tradizionale, più conciso e immediato, più sensibile alle immagini e ai video e a tutti gli strumenti che la carta non offre.

Infine, il lavoro svolto dall’AIFB in questo suo primo anno di vita ha individuato un ampio settore del mondo del cibo che sta definendosi ogni giorno di più come uno spazio consono ai nostri princìpi, che mirano alla valorizzazione dei prodotti del territorio e delle ricchezze della tradizione.

Esiste un’Italia ingiustamente definita minore, capace in realtà di produrre eccellenze e di essere al centro di storie speciali e che raramente trova spazio nei canali ufficiali dell’informazione: la nostra intuizione di diventare la voce di queste persone, ha permesso non solo di definire contenuti sempre più precisi, ma anche di ottenere immediati riscontri, anche a livello di istituzioni locali e nazionali,con  le quali abbiamo avviato collaborazioni sinergiche positive e soddisfacenti. Apriamo l’ultima parte di questo 2015 con un calendario fittissimo di impegni sul territorio e questa è la conferma di quanto si diceva prima: un posto per i food blogger esiste: si tratta soltanto di avere la pazienza di cercarlo.

[…]

Tieniti pronto per la 2^ parte dell’intervista, prevista in uscita la prossima settimana. Stay tuned!

Conclusione

Grazie ad Alessandra Gennaro, per il tempo dedicatoci e per i suoi racconti appassionati. Ti ha colpito l’immagine del food writer? Cosa ne pensi del food blogging? Se hai un ristorante e vuoi consigli per scrivere di food e raccontare le tue esperienze in modo accattivante e persuasivo, lascia domande e considerazioni nei commenti.

Sei uno chef o scrivi di food per mestiere? Fai come Alessandra e … contattaci subito, per raccontare la tua storia.

Le interviste di CnR

a cura di

Per la rubrica Ricetta del Successo

Nicoletta Polliotto

Chef di Cucina per Muse Comunicazione®, Web Media Agency specializzata in analisi, pianificazione e realizzazione di progetti di promozione on-line per il Food&Wine, il Turismo e le PMI.

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Marco Gemelli
Ospite

Ho letto con attenzione la prima parte dell’intervista ad Alessandra, e sono felice che CnR abbia trovato una “controparte” qualificata e professionale. Cosa niente affatto scontata, se è vero che la categoria dei food blogger ha al suo interno professionisti del genere (così come l’amica Chiara Brandi, alias Forchettina Giramondo) e altri che invece vendono manuali come l’imbarazzante “Manuale per blogger: viaggia sponsorizzato”. La stessa cosa, purtroppo, accade nella categoria dei giornalisti, a riprova che non basta il titolo a rendere credibile una persona. Le parole di Alessandra, in ogni caso, mi hanno fornito ulteriori spunti, a partire dalla differenza… Leggi il resto »

alessandra
Ospite

Credo che il riferimento fosse a me- che sono alessandra, non Antonella. Provo ad andare per punti. 1. nella vita professionale mi occupo, seppure indirettamente,delle questioni giuridiche da te sollevate e ti dico che in via generale, essendo i reati ipotizzati di materia penale, è la rsponsabilità individuale quell che conta. Se dal mio blog diffamo tizio, sono io il diretto responsabile del reato, anche se il blog è a più mani. 2. a questo proposito, vorrei appellarmi al V emendamento, per quanto riguarda la mia personale opinione sugli esempi di blogging da te citati. Seriamente, la misura del mio… Leggi il resto »