
Oggi, progettare l’offerta di un ristorante non significa più soltanto definire un menù o creare ricette originali. Il brand deve costruire una vera e propria esperienza ristorativa, modellata sui gusti e sui bisogni dell’ospite, attraverso approcci innovativi che includono anche la Realtà Aumentata.
Come possono AR, VR e MR entrare nella quotidianità del ristorante? Lo scopriamo con → Giulia Lascialfari, co-founder di ARtourism Company, nonché esperta di innovazione culturale per il turismo.
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Intervista a Giulia Lascialfari
Giulia Lascialfari è co-founder e amministratore di ARtourism Company, consulente in innovazione culturale per il turismo, l’arte e l’hospitality. Con un background che intreccia turismo, ristorazione, tecnologie immersive e progettazione territoriale, sviluppa progetti che uniscono il racconto dei territori a nuove esperienze phygital, con l’obiettivo di valorizzare le identità locali in chiave contemporanea.
Approfondisci l’argomento con il libro → Realtà aumentata per il marketing. Metodi disruptive e phygital experience per unire il mondo fisico e digitale
ARtourism Company è uno studio creativo che impiega tecnologie immersive – realtà aumentata (AR), realtà virtuale (VR) e realtà mista (MR) – e tecniche di gamification per valorizzare il territorio, rafforzare il marketing esperienziale e costruire nuove forme di interazione tra spazio fisico e digitale.
È membro attivo di SIMTUR, l’ecosistema nazionale dei professionisti della mobilità e delle destinazioni, impegnato nella valorizzazione di territori e comunità attraverso modelli di sviluppo turistico sostenibile, innovazione e qualità della vita. Promuove la formazione di figure professionali come mobility manager e destination manager, accompagnando i territori nella doppia transizione ecologica e digitale.
Benvenuta su CnR, cara Giulia! Partiamo subito a razzo, puntando dritti al cuore del nostro incontro: come nasce il tuo interesse per l’innovazione e in che modo si lega alla tua professione?
Credo che tutto sia iniziato da una sensazione, più che da un ragionamento: quella meraviglia che provavo quando, da studentessa a La Sapienza di Roma, studiavo per l’esame di Antichità Romane affacciandomi su Largo Argentina. Osservavo le rovine cercando di immaginare come fossero davvero quei luoghi all’epoca dei Romani. Visualizzavo la Curia di Pompeo nel giorno in cui Cesare fu pugnalato, proprio lì. E mentre studiavo la storia sui manuali, seguivo all’università anche corsi dedicati all’innovazione: si parlava già allora di tecnologie immersive, visori, realtà aumentata… Sembrava un altro mondo, ma accendevano la mia fantasia, tra le antiche strade di Roma.
Nel tempo, l’approccio all’innovazione è maturato come un’urgenza. Studiavo turismo, si discuteva di patrimonio culturale, di destinazioni, di overtourism. Più andavo avanti, più mi chiedevo: in che modo i visitatori possono scoprire – o riscoprire – un patrimonio tanto vasto quanto fragile? Come rendere questo patrimonio “agito”? E come può la sua fruizione generare benessere, creando valore per tutti gli attori coinvolti?
Nel tentativo di rispondere a queste domande, ho iniziato a cercare nuovi linguaggi per far dialogare passato e presente nella progettazione dell’accoglienza e delle esperienze turistiche. Parallelamente, durante gli studi, ho sempre lavorato nella ristorazione: lì ho capito che, a volte, una buona narrazione può contare più di un piatto.
Oggi, lo storytelling immersivo è diventato il mio lavoro con ARtourism Company: progettiamo esperienze che rendono la cultura – che sia culinaria, artistica o territoriale – accessibile, viva, capace di attrarre, coinvolgere, ispirare. Lavoriamo per musei, hotel, mostre, ristoranti: ogni luogo può trasformarsi in un portale verso il territorio e la destinazione.
Utilizziamo realtà aumentata e realtà mista come ponti tra visibile e invisibile, tra spazio fisico e dimensione simbolica, tra ciò che è stato e ciò che può ancora generare ispirazione. Il nostro obiettivo non è solo innovare, ma riconnettere le persone ai luoghi, attivando uno sguardo più consapevole e partecipativo.
In un contesto comunicativo sempre più rapido e superficiale, facciamo chiarezza: qual è la differenza tra Realtà Aumentata, Virtuale, Mista e Metaverso? E che ruolo gioca l’Intelligenza Artificiale in tutto questo?
Quando parliamo di realtà aumentata e realtà virtuale entriamo in un universo che può sembrare futuristico, ma che in realtà è già parte del nostro presente. Spesso vengono confuse, ma sono profondamente diverse.
La Realtà Aumentata (AR) sovrappone contenuti digitali – immagini, suoni, informazioni – al mondo reale che ci circonda. Immagina di inquadrare un piatto con lo smartphone e veder comparire la storia del produttore del vino o un racconto interattivo sul territorio da cui proviene l’ingrediente. Il contesto resta reale, ma viene arricchito da nuovi strati di significato.
La Realtà Virtuale (VR), invece, ti trasporta altrove: un ambiente totalmente digitale, immersivo, in cui tutto è ricostruito e il mondo fisico scompare. È come entrare in un sogno guidato dalla tecnologia.
Il Metaverso è un concetto più ampio: un ambiente virtuale condiviso, dove ci si muove con un avatar e si interagisce con persone, oggetti ed esperienze. Se ne parla molto, ma al momento resta una visione in divenire, ancora lontana da un utilizzo quotidiano, soprattutto per le piccole realtà imprenditoriali.
C’è poi la Mixed Reality (MR), evoluzione della realtà aumentata: non solo vedi contenuti digitali, ma puoi anche interagire con essi in tempo reale. È come se il mondo fisico e quello digitale si parlassero, mettendoti al centro di questo dialogo.
Tutte queste tecnologie generano un nuovo linguaggio esperienziale: coinvolgente, narrativo, sensoriale. Un terreno fertile per l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale, che può:
- comprendere il comportamento dell’utente e adattare l’esperienza
- generare narrazioni personalizzate
- creare personaggi virtuali con cui dialogare
- supportare chi progetta, rendendo i contenuti più coerenti e fluidi
Nel nostro lavoro, l’AI non sostituisce la creatività umana, ma la affianca. È uno strumento per rendere l’esperienza più empatica, immersiva e adattiva. Non serve a stupire, ma a far sentire le persone dentro una storia che le riguarda.
Approfondisci l’argomento con il libro → We are the Glitch. Come AI, Web3 e Metaverso stanno trasformando il settore dell’Accoglienza
Ora mi sembra tutto più chiaro e semplice. Veniamo ora al concreto: come può la Realtà Aumentata impattare sul turismo enogastronomico?
La Realtà Aumentata può rivoluzionare il turismo enogastronomico, rendendolo più immersivo, coinvolgente e memorabile. Non parliamo di semplici “effetti speciali”, ma di un racconto potenziato, capace di trasmettere contenuti su territori e prodotti, attivando sensi, memoria e immaginazione.
Il concetto emergente di Cross Tourism – un approccio che integra esperienze diverse e valorizza la trasversalità delle competenze attraverso l’innovazione tecnologica – offre una chiave interpretativa interessante. Ci aiuta a comprendere come le tecnologie immersive possano accompagnare il visitatore lungo l’intero percorso di viaggio, arricchendone l’esperienza in modo narrativo, sensoriale e profondo.
Ecco alcune applicazioni concrete, articolate nelle tre fasi del viaggio:
Pre-viaggio: la realtà virtuale può offrire tour immersivi che anticipano l’esperienza reale, stimolando curiosità e desiderio di scoperta. La AR può essere integrata nei materiali promozionali per valorizzare il territorio e i suoi prodotti, ancora prima della partenza.
Durante il viaggio: la AR arricchisce il menù di un ristorante con video, narrazioni interattive e storie su piatti, produttori e tecniche tradizionali. Può attivare giochi, sfide sensoriali o percorsi di scoperta legati ai sapori locali. La mixed reality permette esperienze multisensoriali dove degustazione, immagini e suoni si fondono in un racconto aumentato.
Post-viaggio: è possibile fidelizzare il cliente con contenuti attivabili anche da casa – come un’etichetta che racconta la vendemmia vissuta, o un packaging interattivo che offre ricette, video e storie legate al luogo visitato. In questo modo, il legame con il brand e con il territorio prosegue, trasformandosi in una relazione continua.
Tutto questo non serve solo a “vendere” un prodotto, ma a lasciare un segno. L’obiettivo è entrare nell’immaginario del viaggiatore, emozionarlo, riconnetterlo alla cultura del cibo e del territorio in modo autentico e innovativo. È qui che la tecnologia si fa davvero umana: quando ci aiuta a scoprire di più, a capire di più. E magari, a rispettare di più.
Hai parlato di esperienze immersive e coinvolgenti. Puoi citare alcuni casi di studio internazionali che dimostrano il potenziale concreto della Realtà Aumentata nel turismo enogastronomico?
Nel mio esplorare ho incontrato esempi concreti, più o meno avanzati, capaci di trasformare l’esperienza gastronomica in qualcosa di più: non solo un pasto, ma un racconto da vivere.
Uno dei più suggestivi è Le Petit Chef, format internazionale nato da un’idea creativa e replicato in numerose città nel mondo. Utilizza proiezioni 3D per raccontare storie direttamente sul tavolo del commensale, trasformando ogni cena in una scenografia animata. Ciò che affascina è l’effetto scenico, sorprendente e coinvolgente, unito al lato romantico della narrazione: ogni piatto diventa un piccolo viaggio dell’immaginazione, dove il gusto si intreccia alla storia.
A New York, Aerobanquets RMX porta l’esperienza a un livello ancora più immersivo. Ispirato a La Cucina Futurista di Marinetti e Fillìa, unisce mixed reality, paesaggi sonori avvolgenti e degustazione reale. Gli ospiti, indossando il visore, esplorano un mondo surreale che alterna distopia e speranza, in cui il cibo diventa linguaggio poetico, politico e sensoriale.
Anche a Tokyo, il ristorante Tree by Naked intreccia cucina, arte digitale e storytelling, in un percorso che coinvolge tutti i sensi e trasforma la cena in una storia da vivere fisicamente ed emotivamente.
Nel mondo del vino stanno emergendo sperimentazioni interessanti. Penso, ad esempio, al progetto presentato da IATH Academy al Vinitaly 2025, che ha introdotto una Wine Tourism Experience nel Metaverso, dedicata ai territori vinicoli lombardi. Grazie a una mappa tridimensionale navigabile in VR, i visitatori esplorano paesaggi, prodotti e storie legate alla tradizione enologica locale. Un’iniziativa che apre nuove strade al turismo enogastronomico e alla narrazione digitale del territorio.
Un altro esempio emblematico è 19 Crimes, brand vinicolo creato da Treasury Wine Estates in Australia. Le sue etichette animate in Realtà Aumentata permettono, semplicemente inquadrando la bottiglia con lo smartphone, di ascoltare storie vere di prigionieri britannici deportati in Australia nel XVIII secolo. Una soluzione accessibile, potente nella capacità di creare connessione, che ha rafforzato vendite e riconoscibilità del brand a livello globale. Dimostra come la tecnologia possa integrarsi nel marketing esperienziale senza intaccare l’autenticità del prodotto.
Questi casi dimostrano che integrare esperienze digitali e immersive non è più un’opzione, ma una leva strategica per distinguersi, raccontarsi meglio e costruire relazioni più profonde con i clienti.
E in Italia? Avete avviato progetti che uniscono AR e food experience?
La vita è una combinazione di magia e pasta.
Federico Fellini
Da qualche parte, tra pianure dorate e nebbie leggere, c’è chi racconta un’altra storia: fatta di chicchi, campi infiniti e antiche tradizioni rurali.
In Piemonte stiamo sviluppando un progetto che rispecchia pienamente il mio percorso: un intreccio di turismo slow, cultura delle aree interne, esperienza concreta nella ristorazione e ricerca artistica. Scelta un’area rurale proprio perché il nostro obiettivo è utilizzare l’innovazione culturale e tecnologica per amplificare e trasmettere il legame autentico tra paesaggio, memoria e cultura locale. Vogliamo valorizzare l’identità dei luoghi e creare nuove connessioni tra persone e territori.
Per noi, le tecnologie immersive – dalla Realtà Aumentata alla Mixed Reality – sono strumenti preziosi per riconnettere il visitatore con il senso profondo dei luoghi, favorendo un turismo più emozionale, partecipato e consapevole.
Il modello che stiamo sperimentando è scalabile e adattabile: può essere declinato in contesti diversi, dal cuore delle città d’arte ai relais di campagna, modulando tono narrativo ed esperienza in base alle caratteristiche uniche di ogni destinazione.
La nostra scommessa, nel mondo dell’hospitality e delle destinazioni?
Usare la tecnologia immersiva per raccontare meglio i prodotti, il patrimonio e i territori, renderli vivi e attrattivi. E ritrovare, attraverso nuove forme narrative, una connessione autentica tra persone e luoghi.
Approfondisci l’argomento con il libro → Realtà virtuale e realtà aumentata per il business. Applicazioni pratiche con la mixed reality
Cos’è per te l’Experience Design?
È innanzitutto un ascolto profondo: partire dalla storia del luogo, dall’anima di chi lo abita e lo cura, e da come queste storie si intrecciano con il territorio. È un processo che rispetta il passato e guarda al futuro, creando un punto di connessione autentico tra chi vive il luogo e chi lo scopre.
Nel progetto che stiamo sviluppando in Piemonte, partiamo proprio da questo ascolto – persone, prodotti, paesaggio – integrando questi elementi in un design non solo visivo, ma emotivo e multisensoriale. La tecnologia immersiva, come la realtà aumentata, non è il fine, ma un linguaggio che veicola cultura, materie prime e sentimenti del territorio.
L’Experience Design, nel nostro approccio, non si riduce alla tecnologia o a un’app: riguarda l’intero sistema dell’esperienza, ogni punto di contatto – dal primo sguardo al ricordo finale – il modo in cui si vive il mondo, si percepisce la vita e si interagisce con i servizi.
Questo si affianca alla prospettiva di Customer Experience Design: progettare l’intero viaggio di relazione, non un singolo touchpoint (ogni occasione di contatto tra cliente e brand, ndr), coinvolgendo dimensioni emotive, sensoriali e relazionali.
La co-creazione con la comunità locale, ove possibile, è fondamentale: produttori, ristoratori e abitanti diventano guide e narratori, non semplici fornitori.
L’obiettivo è duplice:
- Per chi propone (territori, imprese, strutture hospitality), trasformare la propria storia in differenziazione e fidelizzazione, creando un racconto immersivo che fa tornare le persone e parlare di sé in modo autentico.
- Per il visitatore, vivere un’esperienza che resta nella memoria, stimola la curiosità e permette di imparare e scoprire qualcosa di nuovo.
Qual è la tua visione del rapporto tra tecnologia e innovazione?
Per me, la tecnologia è la cassetta degli attrezzi: un insieme di mezzi che serve a costruire. L’innovazione, invece, è il motivo e il destinatario per cui apriamo quella cassetta; è un vero cambio di paradigma, un ripensare il modo di fare le cose.
In ARtourism non inseguiamo gadget fini a sé stessi, ma selezioniamo solo ciò che aiuta davvero a raccontare storie, coinvolgere chi vive l’esperienza e generare valore per il territorio.
Tecnologia = come si fa – Innovazione = perché e per chi si fa.
Non basta avere uno strumento: serve saperlo usare con visione e creatività, puntando a creare qualcosa che rimanga nel cuore di chi la vive. Solo così la tecnologia diventa la base per esperienze autentiche e memorabili.
Che messaggio vorresti rivolgere ai ristoratori italiani?
Il vostro mestiere è fatto di mani, profumi e sapori: è l’essenza stessa dell’accoglienza. Quando lavoravo in ristorazione, ricordo clienti che non si alzavano dal tavolo senza ascoltare tutta la storia dell’olio o del formaggio che stavano assaggiando – chi li produceva, come venivano fatti, cosa li rendeva speciali. Alla fine, tra bottiglie vendute e itinerari consigliati, raccoglievamo sorrisi, ringraziamenti e tanto passaparola, con un beneficio economico reale per tutti.
Quell’intreccio tra sapore, racconto e territorio mi ha insegnato che una buona storia trasforma un semplice assaggio in un’esperienza profonda. Spesso, nella fretta del servizio, non riusciamo a comunicare come merita la bellezza e la cura dietro ogni piatto. Ecco perché lo storytelling immersivo, supportato dalla tecnologia, è la chiave: integrato nel gesto di servire, trasforma il piatto in un viaggio sensoriale e apre una porta verso l’intero territorio.
Non abbiate paura di sperimentare. Con uno smartphone, un tablet o un visore potete dare voce alle vostre storie, rafforzare il legame emotivo con il territorio e rendere ogni momento conviviale memorabile.
Che si tratti di un ristorante, un agriturismo, un hotel o una casa vinicola, come dimostrano Le Petit Chef, Aerobanquets o 19 Crimes, la realtà immersiva non oscura la vostra autenticità: la esalta, valorizzando le vostre unicità e il lavoro di chi coltiva, produce o crea.
Il mio consiglio? Partite da un’idea semplice, testatela in piccolo, osservate come quel racconto digitale si adatti ai vostri obiettivi, generi passaparola e clienti più coinvolti. Come sottolinea Kotler, “il futuro è immersivo”: non restate indietro.
Dove possiamo seguirti per restare aggiornati su eventi e progetti?
Potete visitare il nostro sito → www.artourism.eu.
Stay tuned e grazie per questa opportunità di confronto!
Conclusione
Ringraziamo Giulia Lascialfari per aver condiviso la sua esperienza su tecnologia, innovazione e strumenti digitali applicati alla ristorazione. E tu? Hai trovato interessanti i casi di studio e le strategie suggerite? Stai pensando di integrare la Realtà Aumentata nel tuo ristorante?
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oggi, nel giorno del tuo compleanno, Giulia, scopro questo meravigliosa intervista di Nicoletta Polliotto. Sebbene il tuo giovane e modernissimo linguaggio mi sia ancora “ostico”, mi sono inchinato da tempo (breve, ci conosciamo solo da pochi mesi) alla tua straordinaria competenza e professionalità che vorrei .. fare un poco anche mia. prosit
PS Complimenti ovviamente anche a Nicoletta, altra amica visionaria della moderna comunicazione! :-)
Gentilissimo Sandro, sono molto felice che tu abbia scoperto e letto questo articolo-intervista sull’applicazione della realtà aumentata al mondo della ristorazione. C’è ancora molto da testare, studiare, ricercare. Occorre interrogarsi e approfondire le opportunità dei nuovi strumenti. E sono felice di vederti sempre in prima linea.
Grazie e continua a seguire il nostro blog!
Nicoletta
Ciao Sandro, Grazie di cuore, per le tue parole così generose! 🙏
Il bello del nostro settore è proprio questo: linguaggi diversi che si incontrano e si arricchiscono a vicenda.
Sono felice che la mia intervista con Nicoletta ti abbia ispirato — e condivido con te i complimenti a lei, che sa sempre creare spazi di confronto visionari e concreti.
Quindi Prosit a te, a voi! 🍷✨
Come sai, sto lavorando per creare occasioni di approfondimento su queste tecnologie… e non vedo l’ora di parlarne di persona già a novembre.