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Musei del Cibo di Parma: Terra, Cibo e Destinazione Turistica

Musei del Cibo di Parma: Terra, Cibo e Destinazione Turistica

Siamo convinti che il Museo del cibo rappresenti un luogo importante per un territorio, crocevia di storia, cultura, arte e vis antropologica. Occasione, come molte volte raccontato, di ispirazione e di stimolo per gli imprenditori food di una destinazione.

Per comprendere come i musei siano intersezione di turismo, produzione agro-alimentare e salvaguardia culturale, confrontiamoci con → Giancarlo Gonizzi, coordinatore dei Musei del Cibo della Provincia di Parma.

Intervista a Giancarlo Gonizzi

Giancarlo Gonizzi è nato a Parma nel 1960, dopo gli studi in Biblioteconomia presso l’Università di Parma si è dedicato alla libera professione nel campo della valorizzazione dei Beni Culturali, della storia locale, della storia d’impresa con particolare attenzione all’industria alimentare e alla cultura gastronomica.

È oggi curatore della Biblioteca gastronomica di Academia Barilla, coordinatore dei Musei del Cibo della provincia di Parma, del progetto Città della memoria e membro dal 2003 della Commissione Toponomastica del Comune di Parma.

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Se desideri approfondire il tema dei Musei del Cibo, leggi anche:

Giancarlo Gonizzi ci racconta la storia del rete museale gastronomica più fitta e appetitosa d’Italia, il Sistema dei Musei del Cibo di Parma… la Food Valley italiana.

Buongiorno Giancarlo, grazie per questa interessante conversazione sul patrimonio museale italiano. Come possono i nostri lettori ispirarsi e trarre vantaggio dalle esperienze dei musei del gusto, a esempio dai vostri Musei del Cibo della Provincia di Parma?

Tutti i prodotti, ogni prodotto alimentare, nasce dalla terra e acquista caratteristiche specifiche in virtù del territorio in cui ci si trova.

Gustare sul luogo i prodotti del luogo assume un valore e un significato forte, solo se questo fatto fisico trova riscontri culturali. Ovvero se i ristoratori divengono ambasciatori del prodotto e della cultura del territorio e li raccontano, così da trasformare e ampliare l’esperienza dell’ospite, fare sì che un cibo per il corpo divenga anche cibo per la mente e, se possibile, per il cuore.

Il visitatore che ha vissuto una esperienza piena e appagante, ne diverrà, a sua volta, entusiastico ambasciatore.

A Parma i Musei del Cibo, posti sul territorio, aiutano a raccontare la tradizione e la cultura della “Valle del cibo”, affiancando la visita al percorso espositivo con una degustazione o una sosta al ristorante.

Anche i ristoranti non contigui ai singoli musei possono trarre giovamento dalla presenza delle strutture museali, se sanno fare sinergia, li promuovono e si fanno promuovere, cogliendo opportunità, sia commerciali che culturali.

Quali sono a suo avviso i compiti, le competenze e la visione dei Musei del Cibo?

Il cibo è un indicatore forte dell’identità di una comunità. Noi siamo quelli che mangiano xyz e non mangiano abc. Il cibo è un patrimonio (patri munus, dono dei padri), lasciatoci in eredità dalle madri delle generazioni che ci hanno preceduto.

Il cibo è un monumento e merita di essere conosciuto e di stare in un museo, dove se ne racconta storia, evoluzione, tecnologia della trasformazione.

I Musei sono luoghi della memoria, soprattutto dell’oggi – perché aperti a tutti – e del domani – perché aiutano le nuove generazioni a conoscere la propria identità e a consolidarla (non esistono mucche viola, gli spaghetti non crescono sugli alberi, mio nonno era salumiere, …).

I Musei svolgono un ruolo fondamentale nel consolidare la conoscenza e la cultura dei prodotti, nel garantirne il futuro, nel conservare oggetti e memorie, nell’educare a un corretto stile alimentare e anche a un corretto rapporto con la terra.

Sostenibilità Ambientale: in che modo un progetto quale il vostro può favorirla e salvaguardarla?

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Prima della conquista romana sul nostro territorio si producevano prosciutti e insaccati, grazie alla presenza delle acque salate di Salsomaggiore.

Dopo duemila anni si fanno ancora, e sempre meglio, con maggiore attenzione all’ambiente e alla salute.

Il territorio è ancora fertile, non è stato trasformato in un deserto dallo sfruttamento dissennato da parte dell’uomo. Le generazioni hanno maturato coscienza dell’equilibrio necessario.

Inoltre, le filiere si sono intrecciate in modo virtuoso, così che gli avanzi di lavorazione del formaggio Parmigiano entrano nell’alimentazione dei suini, dalle bucce del pomodoro lavorato si ricava la vernice protettiva per l’interno delle lattine (brevettato a Parma), le reti di vendita si condividono, conoscenze e competenze meccaniche migrano da una filiera all’altra… Un esempio per tutti: la tecnologia UHT per il latte è stata sviluppata partendo da tecnologie create per il settore del pomodoro.

La contaminazione ha permesso all’industria meccanica alimentare parmense di raggiungere la leadership a livello mondiale.

I musei sono sparsi, come una collana, lungo un percorso che dal Po giunge all’Appennino e invita il visitatore ad attraversare il territorio, che è, esso stesso, parte integrante del percorso museale. Perché i prodotti, come abbiamo detto in apertura, sono tratto fondamentale del territorio.

Un territorio bello, curato, fertile e ospitale, dove si attuano accorte strategia di uso dell’acqua ed energie rinnovabili per le filiere, dove le più moderne tecnologie servono per continuare a fare il formaggio e i salumi ”come una volta”, cioè a garantire una qualità altissima anche con numeri elevatissimi. Una lezione di sostenibilità solo guardandosi intorno.

Un altro modo di garantire la sostenibilità è dato dalle particolari modalità di gestione: i Musei del Cibo sono gestiti da una Associazione no-profit che vede come Soci la Provincia, i Comuni, l’Università, la Camera di Commercio, i Consorzi di prodotto, le Associazioni di categoria e realtà private.

Lavorando insieme l’obiettivo si sposta dal particolare all’intero quadro territoriale: solo facendo squadra si può gareggiare e vincere il confronto fra territori.

Quali le iniziative che portate avanti: Eventi? Collaborazioni con il territorio? Formazione?

I Musei del Cibo hanno un ricco calendario di iniziative, equamente distribuite sul territorio, che vanno dai laboratori per le famiglie alle attività didattiche per le scuole, agli incontri di approfondimento per adulti alle degustazioni guidate.

Non mancano iniziative in occasione delle fiere di prodotto – Festa della Malvasia a Sala Baganza, Festa del Fungo Porcino a Borgotaro e Albareto, Festival del Prosciutto a Langhirano, Settembre Gastronomico a Parma, November Porc a Zibello.

Intensa è l’attività con le scuole di vicinato, che hanno la propria sede nel Comune del museo e con le scuole tecniche del territorio (Agrario, Alberghiero, Turistico) con cui esistono convenzioni e progetti di alternanza scuola-lavoro.

Ampia anche la partecipazione a convegni e momenti formativi, seminari universitari e tour per giornalisti. I Musei accolgono inoltre tirocini curriculari dal corso di Scienze gastronomiche e di giornalismo e tirocini extracurricolari per l’aggiornamento formativo.

Esiste anche una continua attività di ricerca che trova spazio sul sito web e che vede anche i Musei impegnati nella pubblicazione di opere inedite sul tema della cultura di filiera e di prodotto.

Un ruolo importate ricoprono i Musei del Cibo nella conservazione e studio delle migliaia di oggetti (che continuamente si arricchiscono grazie a donazioni) la cui schedatura è disponibile online.

Grazie alla collaborazione con Wikipedia le foto degli oggetti dei Musei del Cibo sono “disseminate” nella enciclopedia libera e sono presenti, con ampio spazio, visite virtuali e approfondimenti sulla piattaforma Google Art.

Una importante area di intervento riguarda, ancora l’accessibilità, con specifici progetti per la creazione di percorsi nella Lingua Italiana dei Segni per le persone sorde (in collaborazione con Lions Club), per laboratori per le persone fragili (in collaborazione con ASL), per attività specifiche per malati di Alzheimer, che trovano negli oggetti dei musei stimoli tattili e cognitivi utili per rafforzare la propria memoria.

Esiste una rete di Musei del Gusto in Italia? Noi abbiamo mappato le principali proposte museali ma si fatica a individuare un elenco completo. Un approccio sistemico alle varie iniziative non potrebbe rafforzare e valorizzare queste esperienze anche in termini turistici, aumentandone notorietà e al contempo arricchendo il patrimonio di experience che si possono svolgere in vacanza?

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No, ancora non esiste, e sarebbe invece molto utile. La Regione Emilia Romagna ha creato una rete di Musei del Gusto regionali, ma solo come prodotto turistico, senza reali sinergie alle spalle.

In realtà un sistema di coordinamento darebbe una forza enorme al sistema museale alimentare italiano e un ruolo forte di valorizzazione di una delle cucine più ricche del mondo con funzione di reale promozione delle produzioni locali.

Di più: un “prodotto da museo” presente nei ristoranti avrebbe un maggiore valore, non solo immateriale, ma anche economico per tutta la filiera.

Come potrebbe un ristorante cooperare con un museo del gusto della propria città?

Pensiamo al ristorante come hub turistico. Se alle pareti gli ospiti vedono le foto dei Musei del Cibo nel luogo dove, quel cibo, si mangia, ne saranno incuriositi e invogliati ad andarci.

Se Ristorante e Museo si accordano per un minimo sconto reciproco (basta esibire scontrino/ticket a vicenda) si consolida il legame territoriale. Certo nel ristorante è necessario trovare i prodotti del territorio: inutile proporre un prodotto estero, solo perché “tira di più”.

Un albergo ha deciso di offrire la Card dei Musei del Cibo (un biglietto unico valido un anno) ai clienti che si fermano due notti. Ha arredato camere a tema con le immagini tratte dai Musei. Gli ospiti sono letteralmente impazziti: bello e buono stanno bene insieme.

Alcune aziende alimentari hanno sostenuto la pubblicazione del ricettario dei Musei del Cibo, realizzato in collaborazione con la scuola alberghiera del territorio e li inseriscono nei pacchi di prodotto che spediscono… Alcuni ristoranti hanno inserito il QR-Code che rimanda al video dei Musei del Cibo sul proprio menù.

Vi sono molti modi per fare gli ambasciatori ma uno solo funziona: crederci!

Quali sono le performances dei vostri musei, in termini di affluenza e sostenibilità economica?

Il circuito dei Musei del Cibo è oggi costituito da 8 differenti sedi museali a cui, dalla prossima primavera, si aggiungerà il nono e ultimo nato. Vi sono musei dedicati a prodotti di grande notorietà, sostenuti da importanti Consorzi (Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Culatello) e musei dedicati a prodotti o filiere di minore rinomanza (pasta, pomodoro, vino di Parma, Salame Felino, Fungo Porcino di Borgotaro).

Nel loro complesso i Musei del Cibo di Parma accolgono mediamente 30.000 visitatori/anno con un 40% dato dalle scuole. È in crescita il turismo straniero e quello familiare, a cui dedichiamo grande attenzione, percorsi specifici, attività su misura. Anche il target dei camperisti e dei ciclisti ricopre un ruolo significativo per le modalità di fruizione.

Nonostante i risultati più che lusinghieri, non esistono al mondo musei in grado di autosostenersi economicamente. La biglietteria permette di coprire, nel nostro caso, i costi di gestione del personale, ed è già un ottimo traguardo, ma i Soci devono poi farsi carico del costo della struttura, della comunicazione, della valorizzazione e delle attività culturali.

Dove possiamo incontrarvi o seguirvi?

Sul sito ufficiale ci sono tutte le porte di accesso al sistema di comunicazione, che comprende anche il canale Youtube, e condivisioni social su Facebook, Instagram e Pinterest.

È possibile registrarsi per ricevere la Newsletter mensile che, oltre a ricordare le iniziative del mese, promuove approfondimenti culturali e turistici sui luoghi, sulla storia, sulla tecnologia, sulla gastronomia e sugli oggetti dei musei.

I Musei vivono di attività da fare dentro e fuori i musei. In particolare i Musei del Cibo di Parma collaborano con il Laboratorio Aperto di Parma con laboratori, conferenze e attività rivolte alle famiglie e al pubblico.

Ultimi consigli e saluti ai nostri lettori?

Mi è capitato, nello stesso giorno, di incontrare una persona che è rimasta due ore ad approfondire ogni cosa e l’altra, entrata a passo di marcia, dopo 5 minuti uscire sbottando: “…tutto qui!?”.

Ecco, allora il suggerimento: senza curiosità inutile entrare, ma per chi è curioso, si spalancano mondi inattesi.

Chi si aspetterebbe di trovare qui il più antico spaghetto conosciuto (1837) al mondo oppure la più ampia raccolta italiana di apriscatole, con oltre 300 diversi brevetti? Un’automobile pubblicitaria o la discesa in una ghiacciaia ipogea in cui le immagini del mito ti avvolgono a 360°? Di entrare in un bosco incantato alla ricerca dei funghi e trovarvi una collezione di oltre 1.600 stampe antiche dal 1500 ad oggi?

Per chi entra con la domanda: “…come si fa?” si aprono mille sentieri (e mille nuove domande). E il bello è che le risposte sono sempre in un altro museo.

Il cibo – lo abbiamo detto – alimenta il corpo ma anche la mente. Per questo è non solo piacevole ma intelligente affiancare per quanto possibile la visita a uno dei Musei del Cibo con la degustazione guidata (al Museo o al Ristorante) del prodotto.

L’ultimo suggerimento è di esplorare il territorio, tornando – la Card lo permette senza problemi – e unendo ai Musei del Cibo la visita ai Castelli o ai Parchi, agli altri musei e ai borghi, per vivere esperienze indimenticabili nel più buon Paese del mondo.

Grazie per la vostra attenzione e auguro successo in ogni vostra iniziativa!

Conclusione

Ringraziamo Giancarlo per averci aperto le porte dei Musei di Parma, come a novelli Alice nei paesi delle meraviglie. Parla direttamente con l’esperto, per richiedere ulteriori approfondimenti, e segnalaci temi che gradiresti affrontare e approfondire oppure, se vuoi, raccontaci la tua esperienza.

Non perdere i nostri appuntamenti editoriali e gli approfondimenti dal mondo del food e dell’accoglienza ristorativa, in questo autunno denso di opportunità ma anche di rischi all’orizzonte.

Riusciremo ad accompagnare il lettore verso una vera e propria re-start della ristorazione italiana? Scoprilo con noi. Se lo preferisci, iscriviti e segui la nostra newsletter.

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a cura di

Nicoletta Polliotto

Chef di Cucina per Muse Comunicazione®, Web Media Agency specializzata in analisi, pianificazione e realizzazione di progetti di promozione on-line per il Food&Wine, il Turismo e le PMI.

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