
Il numero di pizzerie in Italia è in crescita e, con esso, aumenta anche la presenza femminile tra i pizzaioli. Trattasi di un’evoluzione strutturale del settore: cambia l’approccio alla professione e si riducono, anno dopo anno, le difficoltà che in passato ostacolavano l’ingresso delle donne.
Per comprendere davvero questo scenario, è utile osservare i dati disponibili e metterli in prospettiva: tra storia e futuro, il lato femminile della pizza racconta una trasformazione culturale.
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La pizza evolve, così come la cultura che la circonda. Oggi pizzaioli e pizzaiole seguono una traiettoria sempre più vicina a quella degli chef: studio, tecnica, ricerca e visibilità digitale contribuiscono a ridefinire il ruolo. Non a caso, anche in questo settore emergono vere e proprie “pop star”.
Proprio dai social media e dagli eventi dedicati emerge un dato chiaro: le donne sono ancora in minoranza, ma non sono più una presenza da giustificare. Sono una realtà concreta, quotidiana, destinata a crescere insieme al comparto.
Il binomio “donne e pizza” è al centro del dibattito nella stampa di settore. Non è solo una questione professionale, ma un fenomeno sociale e culturale che trova spazio anche nei programmi televisivi. Si accendono così i riflettori su un mestiere a lungo percepito come maschile, ma che si dimostra sempre più inclusivo.
Le donne che scelgono questa professione lo fanno con crescente consapevolezza, investendo in formazione e costruendo competenze solide.
Donne della Pizza: Numeri e Crescita
Quante sono oggi le pizzaiole in Italia? Non esiste ancora un dato ufficiale univoco, ma il trend è chiaro: la presenza femminile, pur restando minoritaria, è in crescita costante.
Le professioniste aumentano soprattutto tra le nuove generazioni. Se in passato ostacoli e diffidenze rappresentavano una barriera concreta, oggi il contesto è cambiato: le donne sono parte integrante del settore, presenti nei forni di tutta Italia e sempre meno percepite come un’eccezione.
Definire numeri precisi resta complesso. Le statistiche ufficiali – FIPE, Unioncamere e Camere di Commercio – rilevano principalmente la titolarità delle imprese, senza distinguere in modo puntuale tra chi lavora operativamente al forno e chi ricopre ruoli imprenditoriali o gestionali.
Tutto ciò significa che la presenza femminile si distribuisce su più livelli: non solo pizzaiole, ma anche titolari, socie e figure manageriali. Un dato che non riduce il peso del fenomeno, anzi: contribuisce a restituire un quadro realistico e spesso sottostimato del ruolo delle donne nel comparto.
Le stime più attendibili parlano di circa 9.000 donne attive nel settore pizza in Italia (2025), pari a circa l’11% dei pizzaioli. Una quota ancora contenuta, ma in crescita negli ultimi anni.
Un ulteriore indicatore arriva dalle competizioni professionali: al Campionato Mondiale della Pizza le donne rappresentano circa il 9% degli iscritti, segnale di una presenza sempre più visibile anche nei contesti tecnici e competitivi, a livello internazionale.
Uno spaccato più dettagliato emerge dall’Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana (World Pizza Day, gennaio). Qui la presenza femminile si distingue soprattutto sul piano imprenditoriale e gestionale:
- il 38,5% delle attività è a proprietà femminile
- nel 50,5% dei casi le donne sono responsabili di sala
Dati che evidenziano un ruolo centrale nelle funzioni organizzative, relazionali e decisionali della pizzeria.
Diverso il quadro sul piano tecnico-artigianale: solo il 2% di chi lavora al forno è donna. Una distanza significativa che racconta quanto l’accesso al ruolo di pizzaiola sia ancora limitato.
Tra le cause, pesa la struttura del settore: il 74,3% delle imprese è a conduzione familiare, con una trasmissione del mestiere che avviene spesso di padre in figlio, consolidando una continuità prevalentemente maschile.
Il cambiamento, però, è già in atto altrove. Tra le nuove generazioni cresce il numero di donne che scelgono la pizza attraverso percorsi formativi strutturati, spesso senza provenire da famiglie di settore. È una visione contemporanea: pizza come cucina d’autore, ricerca sugli impasti, attenzione alle materie prime. Un approccio che supera i modelli tradizionali e ridefinisce il mestiere.
Approfondisci l’argomento con il libro → Pizza (re)connection. Visioni futuristiche e strategie innovative per pizzaioli ultramoderni
Storia della Pizza al Femminile
Per lungo tempo, il mestiere del pizzaiolo non è stato considerato “nobile” quanto quello dello chef. Nell’immaginario comune era visto come un lavoro semplice, quasi improvvisato, più legato alla necessità che alla vocazione. Una percezione che lo ha reso, per anni, culturalmente distante dal mondo femminile.
Eppure, proprio alle donne si lega una delle espressioni più autentiche della tradizione: la pizza fritta. Iconica l’immagine di Sofia Loren ne L’Oro di Napoli (1954) di Vittorio De Sica, simbolo di un femminile popolare e intraprendente che trova nella cucina una forma di sostegno economico e identitario.
La storia racconta infatti che, nei vicoli di Napoli, erano soprattutto le donne a preparare e vendere pizze fritte per integrare il reddito familiare. Bastava una padella sull’uscio e un impasto avanzato: un gesto semplice che si trasformava in opportunità. Le pizze venivano servite appena fritte, su carta, oppure farcite con ingredienti poveri come ciccioli, ricotta e pepe.
Le donne pizzaiole hanno avuto un ruolo fondamentale nella diffusione di questa specialità, mantenendo viva una tradizione tramandata di generazione in generazione. Un contributo spesso invisibile, ma decisivo.
Tra le figure storiche più emblematiche emerge Concettina, nonna di Ciro Oliva, che vendeva pizze fritte fuori dal suo basso nel rione Sanità. A lei è dedicata la pizzeria Concettina ai Tre Santi. Altro nome centrale è quello di zia Esterina Sorbillo, pizzaiola fin da giovanissima e figura chiave della tradizione familiare. E ancora Fernanda Miano, detta ‘A Pizzaiola, volto iconico dei Quartieri Spagnoli.
Capostipite delle pizzerie fritte napoletane è invece De’ Figliole, fondata nel 1860 da una donna e ancora oggi gestita da una linea tutta al femminile. Un caso emblematico che dimostra come la presenza delle donne nella pizza non sia una novità, ma una radice profonda della sua storia.
Eppure, nonostante queste origini, il settore appare ancora oggi prevalentemente maschile, soprattutto nel ruolo tecnico al forno. Una contraddizione che racconta quanto la memoria storica e la percezione contemporanea non sempre coincidano.
Approfondisci l’argomento con il libro → Storia della pizza. Da Napoli a Hollywood
Pizzaiole Oggi: Protagoniste
Le donne nella pizza sono sempre state una presenza costante. Non sempre come “prime pizzaiole”, ma come figure fondamentali nelle dinamiche familiari: mogli e figlie impegnate in pizzeria, tra impasti, condimenti e gestione quotidiana. Proprio loro, nel tempo, hanno preso in mano l’attività.
Le cosiddette “figlie d’arte” sono numerose, soprattutto in Campania, dove la cultura della pizza è profondamente radicata. Tra i nomi più noti: Isabella De Cham, riferimento per la pizza fritta nel rione Sanità; Teresa Iorio, tra le prime pizzaiole a ottenere visibilità mediatica prima dell’era social; Maria Cacialli de A’ Figlia d’o Presidente; Giorgia Caporuscio, che ha portato la tradizione di famiglia tra Napoli e New York.
Accanto a questi percorsi, emergono storie diverse: donne che arrivano alla pizza per scelta, spesso dopo esperienze lontane dal settore. È il caso di Rosa Casulli, fondatrice della pizzeria McRose a Putignano. Dopo l’esperienza in un forno locale, la svolta arriva nel 2008 con una vittoria che segna l’inizio di un percorso autorevole. Oggi è docente e master istruttrice della Scuola Italiana Pizzaioli per la Puglia.
Il ricambio generazionale è evidente anche nelle competizioni: nel 2024 si affermano Giulia Vicini e Giulia Zanni, interpreti di una visione contemporanea e attenta alla sostenibilità. Prima di loro, Francesca Gerbasio – originaria di Padula – è stata la prima (e finora unica) donna a vincere Pizza Emergente Chef nel 2014, oltre a essere tra le protagoniste del format televisivo PizzaGirls.
Dallo stesso contesto televisivo emerge anche Federica Mignacca, oggi master istruttrice, che ha trasformato una passione nata per caso in una professione, trovando nella formazione la sua dimensione principale.
Nel Lazio, Amalia Costantini guida la pizzeria Mater a Fiano Romano, costruendo un’identità distintiva attorno al lievito madre e alla fermentazione naturale. Il suo percorso nasce da una formazione professionale e si consolida nel tempo, superando diffidenze iniziali fino a ottenere riconoscimenti nelle principali guide di settore.
In Calabria, Filomena Palmieri rappresenta una delle figure più longeve della pizza al femminile. Da oltre trentacinque anni porta avanti l’attività di famiglia, oggi affiancata dal figlio, sviluppando anche una rete di pizzerie al taglio.
Infine, il percorso di Marzia Buzzanca segna una traiettoria unica: dopo il terremoto dell’Aquila, si reinventa nel mondo della pizza, diventando la prima pizzaiola a lavorare all’interno di una cantina. Il suo approccio unisce pizza gourmet e vino in un dialogo evoluto, superando il concetto tradizionale di pizzeria.
Questi sono solo alcuni esempi. Accanto ai nomi più noti, esiste una rete diffusa di professioniste lungo tutta la penisola, spesso meno esposte mediaticamente. Una presenza che cresce in modo costante, anche se raccontata con toni più discreti rispetto a molti colleghi uomini, protagonisti dei social come vere e proprie “rock star”.
Il Futuro delle Pizzaiole passa dalla Scelta
La differenza più interessante oggi riguarda l’approccio al mestiere. Per molti uomini fare il pizzaiolo è stato, storicamente, una continuità: tradizione di famiglia, apprendimento sul campo, talvolta una scelta dettata dalle circostanze.
Per molte donne, invece, è una decisione consapevole. Si entra nel mondo della pizza per passione, per interesse, per costruire un percorso professionale preciso.
Questo cambio di prospettiva si riflette nel modo di lavorare: formazione, studio, ricerca sugli impasti e attenzione agli ingredienti diventano elementi centrali. Non è un caso che alcune delle espressioni più interessanti della pizza contemporanea, meno legate alla tradizione e più aperte alla sperimentazione, portino firme femminili.
Guardando avanti, la presenza delle donne è destinata a crescere, non solo al forno ma anche nella gestione delle imprese. Sempre più pizzaiole stanno costruendo progetti imprenditoriali solidi, capaci di andare oltre il prodotto.
Il percorso di Roberta Esposito è emblematico: partendo dalla pizzeria di famiglia, ha trasformato il proprio nome e il proprio stile in un brand riconoscibile, generando nuove opportunità e modelli di riferimento.
Anche lo sguardo del pubblico è cambiato. La presenza di una donna dietro il banco non sorprende più: viene riconosciuta competenza, sensibilità, visione.
Resta però un ultimo passaggio culturale. Premi e classifiche continuano spesso a distinguere tra “miglior pizzaiolo” e “miglior pizzaiola”, mantenendo una separazione implicita. Forse il vero traguardo sarà superare questa distinzione: arrivare a premiare il mestiere, senza bisogno di specificare il genere.
Conclusione
Un ringraziamento a Giusy Ferraina, tra le firme di riferimento di CnR. Con questo contributo abbiamo acceso i riflettori su un tema ancora attuale: l’equità di genere in un settore che sta evolvendo, ma che porta con sé retaggi culturali profondi.
Se sei una chef o una pizzaiola e vuoi condividere la tua esperienza, puoi farlo nei commenti: il confronto è parte del cambiamento.
Per continuare ad approfondire temi, trend e strategie del settore, segui CnR – Comunicazione nella Ristorazione: uno spazio dedicato a strumenti operativi e visioni utili per interpretare il presente e costruire il futuro del comparto.
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