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Mancanza di Personale in Ristorante: Individuare e Valorizzare Nuovi Talenti

Mancanza di Personale in Ristorante: Individuare e Valorizzare Nuovi Talenti

Il problema della carenza di personale nel settore della ristorazione e del turismo (mancano 250mila posti di lavoro), in concomitanza con una altalenante ripresa post-pandemica, ha raggiunto livelli preoccupanti.

Si addossano colpe a intere generazioni oppure a provvedimenti governativi di protezione alle categorie più fragili. Cerchiamo, invece, di compiere un’analisi precisa con l’aiuto del gruppo di lavoro di Restworld.

Chi è Restworld?

Restworld mira a diventare il punto di riferimento tra domanda e offerta di lavoro nel settore della ristorazione. In soli due anni, la startup fondata da 4 giovani neolaureati – Davide Lombardi, Luca Lotterio, Edoardo Conte e Lorenzo D’Angelo – ha riscontrato una crescita esponenziale.

Da poco più di una decina di locali, che per primi si sono avvicinati ai founder, oggi l’azienda conta oltre 250 locali attivi che utilizzano il servizio in maniera continuativa e un team di 15 persone.

Restworld aiuta le aziende a identificare le reali esigenze di staff, attraverso interviste e questionari. A differenza di una qualsiasi piattaforma di annunci, supporta le aziende con un team dedicato e formato per aiutare i locali a comprendere come evolve il mercato del lavoro e come può rendersi differenziante un locale nel 2022, al fine di attrarre talenti.

Per i lavoratori assicura una piattaforma trasparente, con feedback costanti e un’assistenza sempre disponibile negli orari di ufficio.

Il contributo di Restworld nell’ecosistema italiano della ristorazione si basa su un’educazione culturale per valorizzare persone, lavoro regolare e work-life balance, di cui si sente molto parlare in questo periodo.

Nel novembre 2020 abbiamo conosciuto e intervistato i fondatori di Restworld, anticipando che la loro piattaforma sarebbe stata cruciale nel periodo della ripresa post-pandemica, attraverso una proiezione di scenari futuri sulla base dei dati raccolti.

Domande Urgenti

Perché la ristorazione non pianifica, progetta e prova a immaginare il futuro?

Perché è sempre in balia di emergenze e alla ricerca di soluzioni temporanee e provvisorie?

Era possibile prevedere l’attuale carenza di personale qualificato in questi due anni?

Intervista

Proviamo a rispondere a questi interrogativi insieme grazie allo staff operativo di Restworld – formato da customer success manager, specializzati in Ristorazione e Hotellerie – che quotidianamente si occupa della relazione con i ristoratori e di ricerca dell’idonea figura che, ora in sala ora in cucina, sosterrà le brigate dei vari locali.

Buongiorno a tutti e benvenuti/e su CnR. Qual é lo stato dell’arte della ristorazione italiana in questo periodo post-pandemico, di strascichi economici e incertezza? Quali le prospettive e le opportunità per la ristorazione italiana?

Benedetta Tribulato: Da un punto di vista della letteratura scientifica, le ricerche sul settore Ho.Re.Ca risultano ancora molto limitate. Si tratta di un mondo complesso, che richiede studi specifici e sperimentazioni sul campo.

Restworld nasce come progetto di valorizzazione degli stakeholders della ristorazione: in tal senso, la mission aziendale comprende anche un concreto contributo nell’offrire strumenti e competenze tecniche a un mondo che ha poca strutturazione, molte pecche dal punto di vista del riconoscimento dei diritti dei lavoratori.

La ristorazione italiana, per le tradizioni culinarie del nostro Paese che la rendono famosa in tutto il mondo, ha in sé importanti potenzialità che per essere pienamente espresse richiedono grande impegno e disponibilità da parte di chi fa parte di questo mondo.

In questo momento è necessario mettere in discussione pratiche consolidate ma non sempre funzionali ed ottimali per lo sviluppo ristorativo-alberghiero..

Sembra si sia aperta una nuova crisi legata al reperimento di personale qualificato e adeguato. FIPE ha dichiarato che mancano all’appello 120.000 professionisti della ristorazione. Altri rincarano la dose affermando che manchino all’appello 250.000 addetti. Qual è la reale situazione dell’occupazione? Stesse problematiche anche in altri paesi… Cosa sta accadendo?

Beatrice La Rocca: Si denotano principalmente 3 motivazioni:

Durante la pandemia e conseguente crisi, molte persone si sono trovate ad avere più tempo da dedicare a se stesse, alla propria famiglia e hanno deciso di non rinunciarvi più.

La maggior parte degli occupati nella ristorazione, durante il lockdown, si è trovata senza tutele quali ad esempio la cassa integrazione. Questo ha spinto molti a trovare contratti di lavoro stabile, con garanzie anche economiche, che spesso il settore della ristorazione non riesce a garantire.

Trovandosi a lavorare per altri settori o in altri ruoli si sono apprezzati orari definiti che vengano rispettati, con più di un giorno di riposo a settimana.

Work-Life Balance, nuova concezione del tempo che si dedica al lavoro, il desiderio di crescere e migliorarsi come persone e professionisti. Possiamo parlare di fenomeno epocale e/o generazionale? Cosa c’entra lo YOLO (You Only Live Once)? Perché molte persone rifiutano il contratto a tempo indeterminato?

Federica Ceporina: È in parte un fenomeno generazionale: 65 % di lavoratori under 35 nel solo 2021 hanno deciso di rassegnare le dimissioni e/o cambiare la natura del loro lavoro (trasversalmente e su più ambiti lavorativi).

Questo implica che la pandemia ha toccato diversi punti cruciali e riportato attenzione sul concetto di malessere e benessere, attenzione al bilanciamento vita/lavoro. Io ritengo questi dati fondamentali per poter capire come agire sul fenomeno dei lavoratori del settore Ho.Re.Ca.

Se le persone rifiutano un contratto a tempo indeterminato, vuol dire che i punti negativi superano quelli positivi.

Si sono susseguite dichiarazioni di personaggi celebri e/o istituzionali (Alessandro Borghese, Briatore, Ministro Garavaglia, chef Filippo La Mantia…) adducendo motivazioni molto chiare e assegnando responsabilità ora al reddito di cittadinanza, ora alla scarsa volontà di mettersi in gioco e di fare gavetta?… Cosa ne pensate?

Elisa Abrate: Premesso che credo sia giusto accettare anche proposte con una retribuzione inferiore, se queste permettono realmente di collezionare esperienze valide e formative, oltre a quello che puoi indicare all’interno del Curriculum Vitae.

Ciò non significa farsi sfruttare nel peggiore dei modi. Se ce lo si può permettere, ha senso svolgere uno stage/tirocinio meno retribuito di un altro lavoro, se permette di imparare tanto.

La retribuzione inferiore deve essere compensata in altro guadagno: professionalità, competenze… Se il lavoro non è retribuito, se non comporta valore aggiunto, non è lavoro.

Talvolta ci troviamo di fronte a casi di aperto sfruttamento. Andiamo nel pratico e nell’applicabile alla quotidianità del ristoratore. Come funziona la vostra piattaforma? Quali benefici possono trarre sia i locali sia i professionisti in cerca di lavoro?

Andrea Vivace: La nostra piattaforma è strutturata in 3 sezioni principali: da una parte c’è la sezione dedicata agli imprenditori del settore, dove i diversi ristoratori hanno modo di gestire la propria ricerca visionando ed esplorando i profili ricevuti.

Dall’altro lato, c’è la sezione per i professionisti, ricca di informazioni sulla figura professionale della persona iscritta: esperienze, competenze, dati anagrafici. Completa anche di tutto ciò che il professionista cerca, come tipologia di locale preferita, possibilità e volontà di spostarsi (stagionalmente o in via definitiva) verso altre città d’Italia.

A metà strada tra queste due, c’è la terza sezione, quella affidata a noi CSM (Customer Success Manager) che ha come obiettivo supportare locali e professionisti per addentrarsi nell’utilizzo della piattaforma.

Proprio in virtù di questa doppia anima (digitale e umana), imprenditori e professionisti trovano la spinta giusta per “alzare l’asticella” e raggiungere punti sempre più alti nella propria carriera/attività, supportati dal nostro staff, attento alle esigenze di entrambe le parti, con la passione per F&B e mondo dell’accoglienza.

Qualche numero sulle vostre performance? Quanto e come avete aiutato ristoratori e lavoratori?

Luca Lotterio, co-founder Restworld: Nell’ultimo anno, oltre 350 persone hanno trovato lavoro grazie a Restworld, ma è solamente l’inizio di un percorso ben più ambizioso.

La società infatti sta lavorando a un aumento di capitale che porterà con sé lo sviluppo di nuove tecnologie e di un ancor più accurato algoritmo di matching per aiutare le persone a trovare rapidamente il lavoro dei loro sogni, facendo incontrare, con maggior efficacia, la persona giusta con il giusto locale.

Si prevedono, per il restante 2022, ulteriori 400 assunzioni e un fatturato per l’azienda di oltre 200.000€ da investire nel team e nei partner che rendono possibile tutto ciò, a soli 2 anni dalla nascita.

Nel 2023 l’azienda punta a inserire oltre 3.000 nuovi locali, bar e hotel in piattaforma, che apriranno a loro volta oltre 10.000 posizioni lavorative, andando così a rappresentare il primo vero ecosistema di incontro tra domanda e offerta di lavoro verticale per il settore Ho.Re.Ca., un settore tanto difficile quanto fondamentale per l’economia italiana.

Notiamo grandi difficoltà da parte dell’imprenditore a trasmettere identità e valori ai propri collaboratori. Ancor di più quando si tratta di nuove leve da integrare. La formazione non potrebbe essere una solida e capitalizzabile soluzione per questo annoso problema?

Federica Ceporina: Hai ragione… Il settore non ha seguito il cambiamento che invece sta coinvolgendo le persone. La ristorazione come luogo di lavoro è sempre stato caratterizzato da un enorme turn-over, per cui non vi era grande bisogno di trasmettere cultura e valore condiviso da tutti, di porre attenzione al clima interno, a percorsi che creino fiducia e senso di stabilità.

Da alcuni imprenditori la formazione è sempre stata vista come un surplus non necessario. Stiamo cercando di trasmettere questo concetto e penso che alcuni stiano iniziando a comprendere l’importanza di formazione e internal branding (strategia di comunicazione volta a trasmettere i valori aziendali all’interno dello staff, motivandoli non solo a mantenere la promessa di marca, ma a “viverla”, ndr)

Marco Schiralli: Formare il proprio staff è fondamentale: dalle attività o pratiche più basilari, fino ai trucchi del mestiere. Si tratta di un percorso molto lungo, ma garantisce risultati positivi e permette di risolvere le difficoltà nella ricerca del personale. La valutazione non può più essere fatta solo sul CV, ma bisogna andare più a fondo e valutare anche il potenziale di una persona.

Beatrice La Rocca: Come per tutto il mondo del lavoro in generale, l’employer branding (valorizzazione comunicativa del brand, come luogo di lavoro ideale e produttivo per attrarre talenti, ndr) sta diventando di fondamentale importanza. Si potrebbe banalizzare affermando che ormai sono i candidati che scelgono l’impresa e non il contrario.

Guidare gli employer (datori di lavoro) attraverso corsi di formazioni per comprendere come le tendenze nella scelta di un lavoro cambiano con il tempo e con le generazioni, potrebbe essere un punto di svolta nel reperire gente qualificata e motivata

Dove possiamo incontrarvi o seguirvi?

Marco Schiralli: Potete seguirci sulle nostre pagine social (Facebook, Instagram, Linkedin) o sul nostro Sito ufficiale per rimanere aggiornati su attività e progetti. Per una chiacchierata di persona, vi aspettiamo nei nostri uffici all’interno dell’I3P del Politecnico di Torino.

Grazie dell’ospitalità e buona ripresa … e buona ricerca di risorse a tutti!

Conclusione

Ringraziamo lo staff di Restworld che ci ha illustrato, attraverso vari punti di vista, la questione della ricerca personale per l’accoglienza, soprattutto ristorativa. Sei curioso di raccontarci come stai affrontando questo periodo di carenza di personale in sala e in cucina? Hai domande da porre su questo tema? Commenta e interroga i nostri intervistati. Approfondisci direttamente con l’esperto.

Ci avviamo verso una ripresa del mercato, anche se i panorami socio-politici internazionali mostrano segnali di tensioni e problematiche preoccupanti.

Ci attende un’attività senza soste per garantirti un approfondimento settimanale, un report o un’intervista, al fine di accompagnarti in quella che si preannuncia la rinascita, se pur lenta, della ristorazione italiana. Se lo preferisci, iscriviti e segui la nostra newsletter.

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a cura di

Nicoletta Polliotto

Chef di Cucina per Muse Comunicazione®, Web Media Agency specializzata in analisi, pianificazione e realizzazione di progetti di promozione on-line per il Food&Wine, il Turismo e le PMI.

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