
L’arte contemporanea può offrire alla ristorazione nuove opportunità per distinguersi, arricchire l’esperienza degli ospiti e costruire un’identità capace di dialogare con il territorio.
Come trasformare l’incontro tra arte, cucina e creatività in un valore concreto per il ristorante? Ne parliamo con → Aurora Mastore, professionista del turismo culturale, guida turistica nazionale e travel designer.
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Intervista a Aurora Mastore
Aurora Mastore è professionista del turismo culturale, guida turistica nazionale e autrice di Travel Art Lab. Arte contemporanea e turismo per la salvaguardia e la crescita delle destinazioni, pubblicato nella collana Accadde Domani FuTurismo, diretta da Nicoletta Polliotto per Dario Flaccovio Editore.
Da anni lavora nel turismo organizzato con tour operator nazionali e internazionali. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Human and Social Sciences e un Master universitario in Economia e marketing del turismo alla LUISS di Roma. Prosegue inoltre la propria specializzazione in storia dell’arte.
Il turismo è per lei una vocazione che nasce fin dall’infanzia, quando amava inventare itinerari per gli amici. È un modo di leggere e raccontare i luoghi: viaggia, legge, scrive e osserva il mondo alla ricerca di nuove storie da condividere.
Ascoltiamo dalla sua voce come l’arte e la cultura, e in particolare l’arte contemporanea, possano contribuire alla valorizzazione dei territori. Offrire nuove opportunità alla ristorazione italiana.
Arte Contemporanea e valorizzazione dei territori
Benvenuta Aurora sul blog CnR. Partiamo dal principio: nel tuo libro affronti il tema dell’impatto dell’arte contemporanea sul turismo culturale. Puoi riassumerci i tratti salienti delle tue tesi?
Buongiorno a tutti i lettori. Ho iniziato a pensare a questo libro osservando la crescente attenzione verso l’arte contemporanea nei processi di rigenerazione dei territori e, parallelamente, il moltiplicarsi di progetti turistici che la affiancano alla valorizzazione delle destinazioni.
Da qui nasce la domanda che attraversa Travel Art Lab: che cosa può generare l’arte contemporanea in un territorio, oltre ad attrarre visitatori?
Il punto è proprio questo: non penso all’arte, alla cultura e alla creatività soltanto come strumenti per costruire un’offerta turistica. Quando parlo di destinazioni, penso prima di tutto a luoghi ospitali e abitabili per chi ci vive. Musei, biblioteche, spazi culturali e luoghi della creatività sono, a mio avviso, infrastrutture e servizi importanti per una comunità, insieme a quelli legati alla salute, all’istruzione, alla mobilità e alla qualità dello spazio pubblico.
In questa prospettiva, l’arte contemporanea può contribuire alla vita di un territorio non solo come attrattore, ma anche come strumento capace di creare relazioni, produrre nuovi significati e mettere in discussione il modo in cui una comunità guarda a sé stessa e al proprio patrimonio.
È una riflessione particolarmente importante per le aree interne, dove si parla spesso di turismo come risposta allo spopolamento. Io credo invece che il turismo non debba essere il fine, ma la possibile conseguenza di un territorio infrastrutturato e reso più abitabile innanzitutto per i suoi residenti. Solo partendo da qui possiamo chiederci quale ruolo possa avere il turismo e quale valore possa generare per chi arriva e per chi resta.
Approfondisci l’argomento con il libro → Travel Art Lab. Arte contemporanea e turismo per la salvaguardia e la crescita delle destinazioni
Facciamo il punto su un aspetto che interessa il mondo del turismo italiano: quanto e come impatta l’arte contemporanea sulle destinazioni e sulle politiche di accoglienza di un territorio?
L’arte contemporanea può incidere profondamente sulle destinazioni quando smette di essere considerata un semplice elemento di attrattività o un abbellimento e diventa parte della costruzione di relazioni: tra gli abitanti, tra abitanti e territorio e tra residenti e pubblici diversi, compresi i visitatori.
È qui che entra in gioco anche il destination design: progettare una destinazione non significa soltanto decidere che cosa offrire al turista, ma costruire luoghi, servizi ed esperienze che siano significativi innanzitutto per chi li vive quotidianamente.
Una città o un territorio che investe nell’arte e nella creatività può diventare così più stimolante non solo per chi arriva, ma anche per chi ci vive e, soprattutto, per le generazioni più giovani. Penso ai tanti casi in cui spazi prima inutilizzati sono stati trasformati in luoghi accessibili ai cittadini, capaci di ospitare mostre, laboratori, attività creative e occasioni di incontro.
Lo stesso vale per i musei, chiamati oggi sempre più a ripensarsi come luoghi di accoglienza quotidiana, non soltanto come spazi di conservazione e ricerca per gli addetti ai lavori: luoghi aperti e attraversabili, nei quali sperimentare nuove modalità di partecipazione e relazione.
A proposito di accoglienza, mi piace immaginare che in futuro ci saranno sempre più strutture ricettive capaci di restituire valore al territorio anche attraverso l’arte, per esempio creando spazi culturali aperti alla cittadinanza, ospitando mostre, incontri e laboratori oppure collaborando con artisti e realtà culturali locali.
Arte e Ristorazione: esempi e opportunità
E quanto le manifestazioni artistiche contemporanee influiscono sull’accoglienza ristorativa?
La ristorazione rappresenta un ambito particolarmente interessante perché è uno dei luoghi in cui il visitatore entra più direttamente in relazione con un territorio. Non si limita a osservarlo: si ferma, mangia, conversa, incontra persone e lo sperimenta attraverso i sensi.
L’arte contemporanea può arricchire questa esperienza in molti modi: attraverso gli spazi e gli allestimenti, le installazioni, la grafica, il design, gli eventi e le collaborazioni con artisti. Può contribuire anche alla progettazione complessiva dell’identità del ristorante.
Il punto, però, non è semplicemente aggiungere un’opera a una sala, ma costruire una relazione coerente tra luogo, cucina, identità, arte e territorio. Quando questa relazione esiste, il ristorante può diventare qualcosa di più di un luogo in cui si consuma un pasto: uno spazio capace di produrre e trasmettere cultura.
Questo approccio è particolarmente interessante per il turismo culturale, perché supera la separazione – spesso artificiale – tra ciò che consideriamo cultura e ciò che appartiene all’esperienza quotidiana del viaggio. Una cena, un menù, un ambiente o una conversazione possono contribuire al racconto di un territorio tanto quanto una visita a un museo.
La ristorazione può quindi diventare una vera porta d’ingresso al territorio: non soltanto attraverso i prodotti e le ricette, ma attraverso le storie, le persone, gli immaginari e i linguaggi che vengono messi in relazione durante l’esperienza.
Puoi portare qualche caso di studio di ristoranti che valorizzano offerta e comunicazione attraverso l’arte contemporanea?
Sì, e sceglierei tre esempi che mostrano modalità diverse di relazione tra arte contemporanea, ristorazione e comunicazione.
Il primo è Myo Ristorante, all’interno del Centro Pecci di Prato. È un caso interessante perché arte, cucina e territorio si incontrano in un’unica esperienza. Il ristorante ospita opere della collezione del Centro Pecci e, allo stesso tempo, valorizza la cucina e i prodotti del territorio. Diventa così una delle possibilità per vivere l’arte anche oltre la visita alle mostre. La convivialità entra a far parte dell’esperienza culturale, mettendo in relazione arte contemporanea, cultura gastronomica e territorio pratese.
Un secondo esempio è Osteria Francescana, di Massimo Bottura e Lara Gilmore. Qui mi interessa soprattutto il collezionismo: l’arte contemporanea entra nel ristorante attraverso una raccolta di opere che dialoga con gli ambienti e, soprattutto, con il processo creativo di Bottura. Le opere diventano un paesaggio di idee che alimenta la riflessione e il dialogo tra cucina e sala. È un esempio significativo di come l’arte possa contribuire alla costruzione stessa dell’identità di un ristorante.
Infine, citerei 180 Grammi, pizzeria romana che ha coinvolto artisti e illustratori nella progettazione dei propri menù. In questo caso l’arte entra in un oggetto quotidiano e diventa parte della comunicazione del locale: il menù non è più soltanto uno strumento funzionale, ma anche un elemento di identità e racconto.
Come integrare l’Arte nell’identità del ristorante
Quali sono i tuoi consigli e le buone pratiche che suggerisci ai ristoratori per valorizzare queste opportunità?
Il primo consiglio che mi sento di dare è di partire dall’anima del locale e dal progetto che si vuole creare. Un’identità visiva creativa può aiutare a costruire riconoscibilità e a distinguersi, magari collaborando con giovani artisti, illustratori, fotografi, designer e grafici, che possono contribuire a dare all’attività un carattere unico.
Quando possibile, sarebbe interessante coinvolgere i creativi fin dall’inizio, lavorando sulla visual identity, sul menù, sulla comunicazione, sul packaging e sugli stessi ambienti. Arte e creatività vanno inserite in un progetto più ampio: è importante avere un’idea solida alla base e fare in modo che i diversi elementi siano coerenti tra loro, dall’immagine alla proposta enogastronomica, dalla comunicazione all’atmosfera del locale, fino agli aromi scelti per rappresentarlo.
L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente «avere dell’arte» nel proprio ristorante, ma costruire un’identità capace di rendere riconoscibile l’esperienza.
Suggerirei anche di guardare al territorio e alle sue energie creative. Collaborare con artisti e professionisti locali può rafforzare il legame con la comunità e con il sistema culturale del luogo, generando nel tempo nuove occasioni di incontro, eventi, mostre e contaminazioni.
Le possibilità non si esauriscono nella costruzione dell’identità. Ai ristoratori suggerirei anche un po’ di coraggio nel creare occasioni e format nuovi: una cena o un pranzo ispirati a un artista o a un movimento artistico, una collaborazione temporanea tra chef e artista, una piccola esposizione accompagnata da un menù dedicato, oppure laboratori e brevi residenze in cui artisti, cuochi e altri professionisti possano lavorare insieme sulla cucina come espressione culturale e valore territoriale.
Si può sperimentare, giocare e contaminare linguaggi e competenze diverse, mettendo insieme arte, prodotti, saperi e persone. È questa libertà di immaginare nuove forme di relazione a rendere interessante la collaborazione con l’arte. Per esempio, io ho sempre sognato di avere un ristorante-galleria nel quale sperimentare il rapporto tra cibo e creatività…
Arte contemporanea e gestione della sala. Come organizzarsi?
La sala è uno degli ambienti in cui il rapporto tra arte contemporanea e ristorazione può diventare più interessante, perché è proprio lì che prende forma gran parte dell’esperienza del cliente. Non si tratta soltanto di decidere dove collocare un’opera, ma di considerare l’intero ambiente come uno spazio capace di comunicare un’identità.
È importante lavorare sulla coerenza tra tutti gli elementi: illuminazione, colori, materiali, arredi, suoni, oggetti e disposizione dei tavoli, fino agli aromi e ai profumi. Ogni componente contribuisce a costruire l’atmosfera e può dialogare con il progetto artistico.
La sala può diventare una galleria d’arte, ma anche un laboratorio in cui sperimentare nuove relazioni tra cibo, arte e convivialità. Può ospitare mostre, installazioni, performance, incontri con artisti, degustazioni tematiche o laboratori. In questo modo il ristorante può trasformarsi in un luogo culturale vivo, capace di accogliere pubblici diversi anche al di là del momento del servizio.
Anche il personale di sala ha un ruolo importante: non deve diventare esperto d’arte, ma conoscere il progetto e saper raccontare il legame tra lo spazio, la cucina e le eventuali collaborazioni artistiche.
La sala può così diventare molto più del luogo in cui si consuma un pasto: uno spazio narrativo in cui l’arte entra in relazione con le persone, con il cibo e con tutto ciò che accade durante il servizio.
L’arte contemporanea può influenzare anche la cucina e l’impiattamento? Se sì, come?
Assolutamente sì. L’influenza può riguardare innanzitutto l’impiattamento: la composizione, le forme, i colori, i contrasti e l’equilibrio tra pieni e vuoti. Può andare oltre l’aspetto puramente estetico.
Un artista può diventare interlocutore dello chef in un processo di ricerca comune. Un’opera, una tecnica, una ricerca sui materiali o un determinato linguaggio visivo possono offrire spunti per immaginare un piatto, una sequenza di portate o persino una diversa modalità di vivere l’esperienza gastronomica. Non si tratta di «decorare» il cibo, ma di utilizzare l’arte come stimolo creativo.
Penso anche alla relazione tra forma e contenuto. Un piatto può raccontare un’idea, evocare un paesaggio, reinterpretare un elemento del territorio, giocare con la memoria o mettere in discussione le aspettative del commensale. Sono dinamiche già presenti nella cucina contemporanea, che il confronto con l’arte può amplificare e sviluppare in nuove direzioni.
Anche materiali e tecniche possono generare contaminazioni: la ceramica del piatto, per esempio, può essere progettata insieme a un artista o a un artigiano; la forma del contenitore può diventare parte integrante della presentazione; un particolare trattamento della materia può suggerire un modo diverso di servire una pietanza.
Nel tuo nuovo libro parli anche di food? In quale misura?
Sì, anche se Travel Art Lab non nasce come un libro sulla gastronomia, il food entra naturalmente nella riflessione sul rapporto tra arte contemporanea, turismo e territorio.
Il cibo è uno dei modi più immediati attraverso cui chi viaggia entra in relazione con un luogo: attraverso i prodotti, le ricette, i ristoranti e le persone che li abitano e li raccontano. Per questo la ristorazione può diventare uno degli spazi in cui si costruisce l’esperienza di una destinazione e, proprio come accade in altri ambiti, anche qui l’arte contemporanea può aprire nuove possibilità.
Nel libro mi interessava osservare il food all’interno di un discorso più ampio sulla capacità dei territori di raccontarsi attraverso linguaggi diversi. Sempre più spesso, infatti, l’arte entra nei luoghi della ristorazione, perché cucina, cultura e creatività possono dialogare e contribuire a costruire un’esperienza più ricca del territorio.
Il tema, però, non appartiene soltanto alla mia attività di ricerca e di scrittura: il cibo ha una grande importanza anche nella mia vita professionale e privata. Per lavoro mi relaziono quasi quotidianamente con ristoratori che accolgono i gruppi di turisti che accompagno nella mia meravigliosa Puglia. Spesso le esperienze che proponiamo comprendono degustazioni in cantina o nei frantoi oleari, cooking class dedicate alle ricette tradizionali e incontri che intrecciano gli ingredienti locali con la storia economica e sociale del territorio: il tabacco, la produzione vitivinicola e olearia, il grano.
A questo si aggiunge un’esperienza ancora più diretta del mondo della ristorazione, grazie alla presenza di ristoratori tra le persone a me più vicine. Respiro quotidianamente non soltanto il profumo del cibo, ma anche l’atmosfera, le sfide e le trasformazioni di ciò che significa fare ristorazione oggi. Probabile che sia anche per questo che guardo al settore non soltanto come a una componente dell’esperienza turistica, ma come a uno spazio culturale capace di raccontare un territorio e creare relazioni.
Dove possiamo incontrarti o seguirti?
Innanzitutto sul mio sito web, AuroraMastore.com, dove parlo di turismo, arte contemporanea e cultura, recensisco libri e racconto la mia attività professionale.
E poi sui social media: Instagram, Facebook e LinkedIn.
Sono canali diversi, ma attraversati dalla stessa curiosità: viaggiare, osservare, leggere i territori e provare a raccontarli ogni volta da una prospettiva diversa.
Conclusione
Ringraziamo Aurora Mastore per questa intervista ricca di spunti e idee creative, che mostrano come percorsi, itinerari e proposte gastronomiche possano intrecciarsi con l’arte contemporanea, offrendo nuove chiavi di lettura dei territori.
E tu, hai già sperimentato una collaborazione tra arte contemporanea e ristorazione? Raccontaci la tua esperienza nei commenti: il confronto può aprire nuove prospettive e generare idee da mettere in pratica.
Per continuare ad approfondire temi, tendenze e strategie del settore, segui CnR – Comunicazione nella Ristorazione: uno spazio dedicato a strumenti operativi e visioni utili per interpretare il presente e contribuire a costruire il futuro del comparto.
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