
Nella ristorazione contemporanea l’esperienza non si costruisce solo nel piatto, ma nell’insieme delle percezioni che accompagnano l’ospite. Tra queste, l’olfatto è uno dei sensi più potenti e trascurati: attiva memoria, emozioni e riconoscibilità di marca.
Come può diventare una leva strategica per un ristorante? Ne parliamo con → Ilaria Legato, consulente e brand designer, per capire come il marketing olfattivo contribuisca a identità, posizionamento ed esperienza.
Indice dei Contenuti
Intervista a Ilaria Legato
Ilaria Legato è consulente, brand designer e formatrice specializzata in hospitality, food e lifestyle. Il suo approccio integra strategia, comunicazione e progettazione sensoriale per costruire identità autentiche e multisensoriali. Co-autrice di Creative Restaurant Branding® (Hoepli, 2021), affianca ristoratori, imprenditori e realtà culturali.
Specializzata in branding sensoriale, ha scritto Io Sono Naso per la collana Accadde Domani FuTurismo, diretta da Nicoletta Polliotto.
In questa intervista approfondiamo il ruolo dell’identità olfattiva nel branding del ristorante, riprendendo i temi già emersi in occasione dell’uscita del libro.
Le Basi del Marketing Olfattivo
Buongiorno Ilaria, grazie mille per condividere con noi la tua visione sul marketing e il branding sensoriale. Chiariamo subito la differenza tra marketing olfattivo e branding olfattivo?
Il marketing olfattivo è un’azione progettata per influenzare il comportamento del cliente in momenti specifici. Utilizza una fragranza per rendere l’ambiente più accogliente, aumentare il tempo di permanenza, stimolare emozioni o favorire l’acquisto. È una leva operativa, spesso legata al punto vendita o a campagne temporanee, adattabile a stagione, target e obiettivi commerciali.
Il branding olfattivo, invece, lavora a un livello più profondo e identitario. Qui la fragranza non è solo un supporto all’esperienza, ma diventa parte integrante dell’identità del marchio. È una vera e propria “firma olfattiva”, progettata per essere unica, coerente e riconoscibile nel tempo, esattamente come un logo, un colore istituzionale o un tone of voice.
Dopo aver letto il tuo libro «Io Sono Naso», ci incuriosisce approfondire il concetto di logo olfattivo: cos’è e come può essere applicato al ristorante?
Così come il logo visivo rende un brand immediatamente distinguibile, il logo olfattivo attiva una riconoscibilità emotiva profonda. Nel ristorante significa intervenire su uno degli elementi più potenti e meno progettati dell’esperienza.
Un ristorante non offre solo cibo: costruisce atmosfera, relazione e ricordo. È uno spazio in cui tutti i sensi sono già coinvolti – il gusto nel piatto, la vista nella mise en place e nell’interior design, l’udito nella musica di sottofondo, il tatto nei materiali e nei tessuti – mentre l’olfatto è spesso lasciato al caso o affidato esclusivamente alla cucina. È qui che il logo olfattivo diventa strategico.
Attenzione però: non deve mai coprire o competere con i profumi e aromi del cibo. La sua funzione è accompagnare e amplificare. Deve essere sottile, coerente, quasi impercettibile a livello conscio, ma capace di rafforzare l’identità a livello emotivo.
Gli scenari applicativi sono concreti. In un ristorante mediterraneo contemporaneo, note agrumate, verdi o erbacee possono evocare freschezza e luminosità già all’ingresso. In una steakhouse elegante, sfumature calde, legnose o leggermente affumicate rafforzano profondità e matericità. In entrambi i casi, il profumo non è protagonista: è parte della narrazione.
Le opportunità sono rilevanti, dato che una firma olfattiva coerente:
- aumenta la percezione di qualità e cura
- rafforza il posizionamento
- rende l’esperienza più memorabile
L’olfatto è strettamente legato alla memoria autobiografica. Un’esperienza associata a una precisa firma olfattiva tende a fissarsi più a lungo e a riattivarsi nel tempo, generando un effetto di fidelizzazione profonda.
Inoltre, il logo olfattivo può estendere il brand oltre il ristorante: candele, diffusori o oggetti profumati venduti o regalati al cliente, permettono di portare l’esperienza nello spazio domestico, trasformando l’ospitalità in una presenza continua.
In questo senso, progettare una firma olfattiva significa completare il sistema sensoriale del ristorante e renderlo più coerente, riconoscibile e distintivo.
Approfondisci l’argomento con il libro → Io sono Naso. Come usare il potere del logo olfattivo nel branding e nel marketing turistico
Quanto è importante, nel mondo della somministrazione e della ristorazione, progettare uno scenario olfattivo per il proprio locale?
Progettare uno scenario olfattivo non è un esercizio estetico, ma una scelta strategica, strettamente legata al brand sentiment che si vuole generare. Oggi le persone non scelgono solo cosa mangiare: scelgono come sentirsi e quale esperienza vivere.
Lo scenario è la cornice invisibile che dà senso al piatto e ne amplifica il valore percepito. Significa definire, prima ancora del menù, il tipo di esperienza da offrire: una regia che coinvolge spazio, luce, materiali, suono, ritmo del servizio, temperatura e profumi.
Quando questi elementi sono coerenti, orientano la percezione e la risposta emotiva dell’ospite. Un ambiente caldo e raccolto favorisce intimità e lentezza; uno spazio luminoso, con suoni vivaci e note agrumate, stimola energia e convivialità. Il cervello integra tutto: ciò che vediamo, ascoltiamo e annusiamo influenza direttamente ciò che assaggiamo.
Senza uno scenario progettato, il ristorante rischia di risultare neutro e intercambiabile – e oggi l’intercambiabilità è il vero limite competitivo. Al contrario, uno scenario coerente:
- rafforza il posizionamento
- aumenta la memorabilità
- sostiene un premium price
Progettare lo scenario significa assumersi la responsabilità dell’esperienza, orchestrando i sensi in modo consapevole. In un mercato in cui il cliente cerca significato oltre al prodotto, non è un lusso creativo: è una leva competitiva.
L’uso dei profumi in un ristorante, dove aromi e componenti odorose regnano sovrane, può interferire con l’esperienza del gusto?
È una domanda centrale, perché il rischio esiste, ma solo quando il profumo viene utilizzato in modo superficiale. L’esperienza gastronomica è già profondamente olfattiva: il gusto distingue poche categorie (dolce, salato, acido, amaro, umami), mentre gran parte della percezione deriva dall’olfatto retronasale.
Nella degustazione del vino, ad esempio, l’ascolto olfattivo è una fase strutturale. Interferire con questo equilibrio sarebbe un errore tecnico, prima ancora che strategico. Per questo, lavorare sui profumi non significa “aggiungere un odore”, ma progettare un ambiente che non entri in conflitto con la cucina.
Nei contesti più sensibili, come fine dining o wine restaurant, la scelta migliore è spesso un’aria olfattivamente pulita, con una firma quasi impercettibile. Il branding olfattivo deve preparare l’esperienza, non sovrastarla.
Se presente, la firma deve dialogare con la proposta gastronomica:
- un ristorante di mare mal si accorda con note dolci e vanigliate intense
- una cucina vegetale si accompagna a sentori erbacei e verdi, molto delicati
Anche l’intensità conta: il profumo può essere più percepibile all’ingresso e attenuarsi durante il servizio, quando entrano in scena piatti e vini.
C’è poi un punto spesso sottovalutato: il profumo “non progettato” esiste comunque. Odori stagnanti di cucina, fritto persistente, detergenti aggressivi o umidità incidono negativamente sull’esperienza molto più di una firma olfattiva ben studiata.
Il problema, quindi, non è lavorare sugli odori, ma farlo senza metodo. Quando l’intervento è calibrato (per concentrazione, volatilità e coerenza con il menù) il profumo non interferisce con il gusto: lo sostiene, lo prepara e lo amplifica.
Casi Studio e Contaminazioni Territoriali
Puoi condividere alcuni esempi di ristoranti che utilizzano il marketing sensoriale come leva strategica?
Nella ristorazione contemporanea, il marketing sensoriale non è più un elemento accessorio, ma una vera architettura strategica che definisce identità, posizionamento e memorabilità.
Un esempio italiano significativo è Sensorium, a Milano, che nel panorama fine dining rappresenta un caso avanzato di integrazione tra neuroscienza, psicologia ed esperienza culinaria. Qui il percorso è progettato come un sistema sinestetico in cui luce, suono, temperatura, tattilità e olfatto lavorano in modo coordinato.
Il concept Ayahuasca, ideato dallo chef Federico Rottigni, guida piccoli gruppi in un’esperienza immersiva di circa due ore, dove ogni portata è pensata come un dispositivo emotivo. Il piatto Serendipity, analizzato anche dallo studioso Charles Spence, mostra come l’olfatto possa anticipare e amplificare il gusto, attivando memorie profonde. Le note lattiginose e vanigliate, insieme a miele di castagno e sfumature affumicate, contribuiscono a costruire un ricordo persistente. Suono (frequenze basse ed evocative) e disposizione spaziale completano la regia, favorendo un coinvolgimento emotivo intenso: un’esperienza progettata per incidere nella memoria limbica.
A livello internazionale, un caso emblematico è Sublimotion dello chef Paco Roncero, dove tecnologia, realtà aumentata, musica e profumi trasformano la cena in un’esperienza immersiva ad alto impatto.
Questi esempi dimostrano che il marketing sensoriale, quando è progettato in modo coerente, supera la dimensione estetica e diventa identità. Non si tratta di aggiungere stimoli, ma di costruire un ecosistema percettivo in cui ogni elemento contribuisce a generare significato.
Come può un ristorante valorizzare il branding olfattivo all’interno di un progetto territoriale di largo respiro?
Il branding olfattivo, applicato a un territorio, agisce come una regia invisibile dell’identità: costruisce un immaginario condiviso e rende un luogo riconoscibile attraverso l’aria che si respira. In questo contesto, il ristorante può trasformare il profumo in una leva strategica.
Il primo beneficio è la coerenza narrativa. Se una destinazione esprime la propria identità attraverso note di macchia mediterranea, vigneti o resine alpine, il ristorante può integrarle nella propria firma olfattiva, negli ingredienti e nei rituali di accoglienza. Non comunica solo “cucina locale”, ma diventa estensione sensoriale del paesaggio, creando continuità tra esterno e interno.
Il secondo vantaggio è la memorabilità condivisa. Quando più attori (hotel, spa, boutique, musei) adottano una matrice olfattiva coerente, si genera una memoria territoriale integrata. Il ristorante beneficia di questa rete: il ricordo della cena si lega a quello del viaggio, rafforzandosi reciprocamente.
C’è poi un aspetto competitivo. Inserito in un ecosistema sensoriale, il ristorante non compete solo sulla proposta gastronomica, ma su un’esperienza immersiva allineata al racconto del territorio. Le note olfattive possono tradursi in amuse-bouche aromatici, rituali di benvenuto o percorsi degustazione che evocano stagioni e paesaggi.
Infine, esiste un ritorno economico indiretto ma rilevante: l’estensione dell’esperienza. Una fragranza ispirata al territorio può diventare un oggetto acquistabile, come una candela o un diffusore, trasformando il ricordo in presenza quotidiana e prolungando la relazione con il ristorante e la destinazione.
Consigli Operativi e Contatti
Qual è la parte più utile del tuo libro per un’impresa della ristorazione?
Il valore di Io Sono Naso per un’impresa della ristorazione sta nel passaggio dalla teoria all’applicazione. Non si limita a spiegare come funziona l’olfatto, ma lo traduce in uno strumento strategico.
L’olfatto è il senso più direttamente connesso a memoria ed emozioni: progettare l’aria di un locale significa progettare il ricordo che l’ospite porterà con sé.
Nel libro emerge il concetto di firma olfattiva come elemento identitario, al pari del logo o del menù. Per un ristorante, questo si traduce in tre leve operative:
- Coerenza narrativa
- Memorabilità
- Differenziazione
Il vero cambio di prospettiva è passare da una logica transazionale (“servire un piatto”) a una relazionale (“costruire un’esperienza”). In questo senso, l’odore non è atmosfera: diventa strategia. È la firma invisibile che trasforma un cliente in ospite.
Quali consigli pratici per iniziare gli “early adopter” al marketing sensoriale?
Per iniziare in modo efficace, è utile concentrarsi su alcuni principi chiave:
Coerenza prima di tutto → Il profumo deve riflettere identità, territorio e proposta gastronomica… Scegli fragranze coerenti.
Sinergia tra i Sensi → Luce, suono, materiali e temperatura devono dialogare con la componente olfattiva.
Test e Misurazione → Osserva le reazioni, raccogli feedback e valuta l’impatto su permanenza e percezione.
Sottigliezza, non invasività → Il marketing sensoriale funziona a livello subconscio: non deve essere dichiarato, ma percepito.
Integrazione Territoriale → Se il ristorante fa parte di una destinazione, allinearsi a una firma olfattiva condivisa rafforza l’esperienza complessiva.
Dove possiamo incontrarti o seguirti?
Sono attiva online, in particolare su Instagram e LinkedIn, dove condivido contenuti su branding sensoriale e progettazione dell’esperienza.
È possibile anche iscriversi alla newsletter dedicata a Io Sono Naso, con approfondimenti e spunti operativi per chi lavora nella ristorazione e nell’hospitality.
Conclusione
Grazie a Ilaria Legato per essere tornata nel nostro blog a condividere passione e competenza su branding e marketing olfattivo. Commenta l’articolo per entrare in contatto con l’autrice, scambiare suggerimenti o approfondire i temi trattati. Hai già un logo olfattivo? Hai trovato spunti pratici per valorizzare identità, esperienza e comunicazione del tuo locale?
Se questo contributo ti è stato utile, continua a seguirci. CnR ti offre uno spazio dedicato ad analisi, visioni e strumenti per affrontare le trasformazioni del settore ristorazione con consapevolezza e strategia.
Riusciremo ad accompagnare il lettore verso una vera e propria Re-Start della ristorazione italiana? Scoprilo con noi e iscriviti alla nostra newsletter.
Segui la pagina Digital Food Marketing Lab. Scopri percorsi di formazione verticali e immersivi, in presenza e online.
Udemy ospita il Corso di Digital Food Marketing.
18 Lezioni on-demand per la tua auto-formazione.
Eventi Librari e Seminari in Italia
Incontraci per discutere vis-à-vis di temi contenuti nel libro. Consulta gli eventi sulla pagina Facebook oppure contattaci per una presenza anche nella tua città. Seguici in presenza e online!
EVENTI ONLINE – Pensieri Balenghi
[VideoLezioni]
Le video lezioni in pillole ora anche su YouTube.
[Podcast]
✦ TELEGRAM: https://t.me/PensieriBalenghi
✦ SPREAKER: https://www.spreaker.com/show/pensieri-balenghi
✦ APPLE PODCASTS: https://podcasts.apple.com/us/podcast/pensieri-balenghi/id1521869769