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Nuova Legge sugli Sprechi Alimentari e Obbligo Doggy Bag in Ristorante

Nuova Legge sugli Sprechi Alimentari e Obbligo Doggy Bag in Ristorante

Temi come la sostenibilità ambientale diventano sempre più rilevanti per i ristoratori, perché condivisi dal pubblico e perché rappresentano spesso l’elemento guida nelle scelte d’acquisto.

Una delle sfumature più consistenti nel nostro mondo è la lotta agli sprechi, per esempio grazie alle Doggy Bag. Parliamone con → Alessandro Klun, specialista di diritto per la ristorazione.

Intervista

Alessandro Klun, autore di testi giuridici legati al mondo della ristorazione e owner del profilo Instagram aCenaConDiritto, è l’esperto selezionato da CnR per trattare temi legali, verticali sulla somministrazione e sull’accoglienza ristorativa.

Di seguito, una panoramica delle precedenti interviste in materia legale per la ristorazione:

Le abitudini alimentari italiane sono profondamente cambiate, sia qualitativamente sia quantitativamente. Spesso le porzioni abbondanti di un tempo non sono così gradite dall’ospite, soprattutto durante luculliani banchetti.

Non di rado accade che, seduti al tavolo, l’incontenibile appetito spinga all’ordinazione di un pasto completo, ma con l’arrivo delle prime portate questo tende a saziarsi presto.

Quante volte si assiste all’arrivo del cameriere che recupera piatti pieni portati via, generando così consistenti sprechi alimentari?

Buongiorno Alessandro, aiutaci a comprendere come e perché valorizzare la lotta agli sprechi con l’utilizzo di nuove soluzioni. La doggy bag rappresenta una proposta da tempo largamente diffusa oltreoceano. Qual è la situazione in Europa?

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Ormai da anni il fenomeno dello spreco alimentare è in continua crescita, raggiungendo anche in Europa livelli molto alti al punto che, considerati anche gli obiettivi di sviluppo sostenibile previsti dall’UE nell’Agenda 2030, un numero sempre più ampio di Paesi sta adottando misure anti-spreco.

Prima fra tutti, la Francia ha approvato la cosiddetta “legge doggy bag” che obbliga i ristoratori, a partire dal 2021, a offrire ai propri clienti la possibilità di prelevare e consumare tra le mura domestiche i cibi avanzati.

Nel 2022 in Spagna è entrata in vigore una legge simile. I ristoratori devono fornire le doggy bag ai clienti che ne facciano richiesta e sono tenuti a informarli su questa possibilità, prima dell’inizio del servizio.

L’Europa si sta muovendo verso la valorizzazione e la spinta all’utilizzo di questo strumento anti-spreco. Qual è la situazione nel nostro Paese?

Anche in Italia, nonostante il perdurare di imbarazzi e ritrosie, lentamente la situazione sta mutando. Un numero crescente di attività ristorative prevedono, in favore del cliente, l’utilizzo di contenitori appositamente destinati all’asporto degli alimenti rimasti.

Un primo significativo sostegno a tale pratica si è realizzato grazie all’intervento della Corte di Cassazione (Cass. Pen, V Sez., sentenza 08 luglio 2014, n. 29942) che ha riconosciuto il diritto del cliente di chiedere e ottenere dal ristoratore di farsi impacchettare gli avanzi di pranzo o cena per consumarli in un secondo momento, trattandosi di regola comunemente accettata dalla civile convivenza.

Il 19 agosto 2016 è entrata in vigore la Legge Gadda. Cosa prevede questo provvedimento? Ne abbiamo parlato anni fa, ma qual è il tuo parere in merito?

Il diritto alla doggy bag aveva trovato piena legittimazione con la legge 19 agosto 2016 n. 166, nota come Legge Gadda, che prevede in estrema sintesi:

La creazione e l’incentivo all’utilizzo, anche tramite campagne di informazione e sensibilizzazione, della doggy o family bag, per consentire a clienti e associazioni di beneficenza di portare a casa gli avanzi dai ristoranti.

Il favore per le donazioni degli avanzi di cibo ad associazioni o onlus che assistono gli indigenti.

Il riconoscimento di un incentivo fiscale, sotto forma di riduzione della tassa sui rifiuti, per coloro che donano le eccedenze di cibo in base alla quantità certificata di prodotti ceduti.

La previsione di un incentivo fiscale sulla tassa dei rifiuti a favore di quelle attività che donano gli avanzi di cibo.

La possibilità per gli Enti Locali di definire accordi aventi a oggetto la consegna in favore di bar e ristoranti di appositi contenitori per l’asporto dei cibi residui, realizzati con materiali biodegradabili o riciclabili.

Infine va ricordato che la legge di Bilancio 2023 , al fine di limitare gli sprechi e aiutare le persone con minori possibilità, ha introdotto il Reddito Alimentare (in via sperimentale per tre anni) nei comuni capoluogo delle città metropolitane.

Consiste, come indicato nel provvedimento, nella: «…distribuzione gratuita, anche tramite gli enti del terzo settore presenti sui territori, di pacchi alimentari realizzati con l’invenduto della distribuzione alimentare, donati dagli esercizi commerciali che aderiscono volontariamente alla sperimentazione», attraverso la creazione di un apposito Fondo per la sperimentazione del reddito alimentare.

Lo scorso 10 gennaio 2024 è stata presentata alla Camera dei Deputati una proposta di legge dal titolo “Obbligatorietà della Doggy Bag”.

Concentriamoci su questo ultimo provvedimento. Cosa prevede tale proposta?

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Il provvedimento, aperto a modifiche e integrazioni da parte delle associazioni di categoria e della Commissione Sanità per quanto riguarda le norme in materia di sicurezza alimentare, intende promuovere la sostenibilità nelle abitudini dei consumatori nel comparto della ristorazione, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi alimentari.

La proposta si fonda sulla previsione di specifiche disposizioni per gli esercizi di ristorazione e altre attività di somministrazione di alimenti e bevande, introducendo per gli esercenti di tali attività l’obbligo di:

Mettere a disposizione dei clienti, su richiesta, contenitori biodegradabili, riutilizzabili o riciclabili per portare via cibi o bevande non consumati sul posto, purché rispettosi delle norme igienico-sanitarie (con applicazione, nel caso di inosservanza, di una sanzione tra i 25 e 125 euro).

Comunicare adeguatamente ai clienti la disponibilità a loro favore dei contenitori riutilizzabili o riciclabili, incentivandone l’utilizzo.

Ottima idea che ci allineerebbe con le tendenze legislative delle altre grandi nazioni europee. Concentriamoci invece sul pubblico: cosa accade per quanto riguarda la posizione del cliente?

Lato cliente non è previsto alcun obbligo di chiedere e portare con sé gli avanzi, ferma la possibilità per lo stesso di portare direttamente il contenitore riutilizzabile o riciclabile, a condizione che, sotto la sua responsabilità, sia conforme alle norme igienico-sanitarie per la pulizia e idoneità dei recipienti indicate in un cartello dedicato interno al locale.

Dal canto suo il ristoratore, se ritiene il contenitore del consumatore inidoneo, può rifiutarsi di lasciare il cibo residuo mettendone lui a disposizione uno adeguato.

Quali valutazioni si possono fare in merito al provvedimento?

Ben venga ogni iniziativa volta a sensibilizzare consumatori e operatori della somministrazione alimentare su un tema così importante come lo spreco alimentare.

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Sul piano operativo si possono fare alcune riflessioni… Innanzitutto, il diritto del cliente a portare a casa gli avanzi è già riconosciuto dal nostro ordinamento: se scelgo una pietanza che pago ho il diritto di portarla a casa se non la finisco.

Semmai può essermi addebitato il costo del contenitore che mi viene fornito, qualora previsto nel menù.

Inoltre, l’applicazione di tale proposta può tradursi in maggiori costi sia per il ristoratore – in termini di acquisto e di conservazione, in appositi spazi, dei contenitori riciclabili e di maggiori oneri di servizio legati alla preparazione del contenitore da asporto – sia, di conseguenza, per il cliente sul quale tali costi andrebbero a ricadere in termini di aumento di prezzo delle pietanze.

Grazie come sempre per l’attenzione e attendo le riflessioni e idee anche dei lettori.

Conclusione

Ringraziamo Alessandro Klun per aver riflettuto sui temi a noi cari degli sprechi alimentari e dell’utilizzo della doggy bag, per la quale non riteniamo necessario un aumento di prezzo per il cliente, tali costi dovrebbero ricadere nella voce “marketing e promozione”.

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a cura di

Nicoletta Polliotto

Chef di Cucina per Muse Comunicazione®, Web Media Agency specializzata in analisi, pianificazione e realizzazione di progetti di promozione on-line per il Food&Wine, il Turismo e le PMI.

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