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Psicologia dell’Ospitalità… Oltre il Conto al Ristorante

Psicologia dell'Ospitalità… Oltre il Conto al Ristorante

In riferimento alla destinazione turistica, all’accoglienza alberghiera, alla cura nel servizio al ristorante, è importante interrogarsi sulle dinamiche relazionali che si attivano tra Ospite e Operatore turistico.

Un importante flusso di turisti amanti del food corrisponde a un aumento del livello culturale e d’attenzione ai valori e alla qualità della relazione che si instaura con le imprese locali che si occupano di accoglierlo e ospitarlo. Sta cambiando anche l’offerta ristorativa: sempre più rilevanti sono le recensioni di clienti e utenti che hanno vissuto un’esperienza e provato un servizio, il cui reale valore (forse) non è solo monetario.

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Accogliere non ha Prezzo

Quanto costa l’ospitalità? O meglio, qual è il costo dell’ospitalità?

Se l’ospitalità è quel gesto atavico in cui la relazione tra due o più persone mira a superare un’originale diffidenza relazionale – in cui l’altro è vissuto come una minaccia per la mia sopravvivenza prima di (e insieme a) essere una promessa di relazione – quale è il “prezzo da pagare” per rinunciare a una parte di me?

Per dirla in termini di accoglienza, quale il prezzo per condividere cibo per il corpo e per lo spirito, opportunità di un pasto in comune? O ancora… Per non accontentarsi di farsi pagare il conto?

#Ospitalita e #PsicologiaTurismo: accogliere significa superare diffidenza. @maxbustreo Condividi il Tweet

Quanto Costa l’Ospitalità?

La relazione ospitale non è solo un ricordo delle nostre origini passate né la sua debolezza si giustifica dalla diffusione dei principi utilitaristici e individualisti di una società attuale che fatica a recuperare il senso sociale delle relazioni a favore di una diffusa tendenza all’egoismo. È trasversalmente presente in diverse culture e in diverse epoche. E a differenti livelli di consapevolezza.

Il prezzo che devo pagare per vivere l’ospitalità è l’abbandono parziale della mia individualità e il rischio del mettermi in relazione con gli altri. E riuscirci significa superare una naturale diffidenza che deriva dalla percezione che l’altro, più simile a me di quanto non possa apparire, è un’opportunità più che un pericolo.

Qui sta la grande operazione psichica, percettiva e affettiva dell’incontro con l’Altro. Qui si ritrova l’ospitalità come appagante gesto relazionale. Per essere ospitali bisogna essere sicuri del proprio Sé. Di più: l’ospitalità, per accogliere, ha bisogno della consapevolezza della propria capacità d’essere dotati di stabilità.

L’ospitalità in questo è un dono. Nel suo essere “dono” antico, ogni tentativo di trasformarla in una iper-moderna forma di accoglienza condita di location, design, experience e altre seducenti amenità allontanano l’ospitalità dalla sua sincera e originale grazia. Sì, perché il gesto corrispondente alla stretta di mano è il «Grazie».

Questo è il simbolo di una relazione fondata sul recupero di convivenza, socialità e centralità della stessa relazione interpersonale. Qui dentro la gratificazione è la controparte della grazia data e ricevuta: oggi un inderogabile sociale, ovvero un valore assoluto e cross-culturale.

#Turista e #Accoglienza come dono. Non solo denaro! @maxbustreo Condividi il Tweet

Grazie, non c’è di Che! (Invece c’è, Eccome…)

Il gran fraintendimento arriva qualora l’ospitalità, come il senso del servizio e quanto d’altro ruoti intorno al tema dell’accoglienza alberghiera o ristorativa, venga ridotta a l’uso delle buone maniere, un abito di cortesia che traveste un gesto antico in una questione da bon ton dietro la cui patina così (troppo) spesso si celano ragioni strumentalizzanti verso ospiti, clienti o avventori.

Il «Grazie» va ben oltre, in entrambe le direzioni di chi ospita e di chi è ospitato (dimensione bidirezionale che la nostra parola “ospite” conserva).

Così il donatore e il beneficiario condividono la stessa grazia, dato che chi riceve restituisce riconoscenza. Ben prima e al di là delle ben più recenti relazioni commerciale e consumistica dell’accoglienza e della ristorazione.

Comunicazione al Servizio della Relazione

Questa è una delle ragioni del perché anche oggi una moneta non paga ogni servizio, non chiude la relazione accogliente dell’ospitalità, non controbilancia una semplice vendita.

Se recuperata nel suo senso più profondo, la gratitudine si esprime con la relazione, con la cura dell’interlocutore e con la disponibilità a parlarne, al di là del prezzo e del vantaggio economico.

Non fosse che per questo, non è quindi il momento del conto quello che conclude la relazione di vendita: questa prosegue nei modi e negli spazi del congedo, del saluto e della stretta di mano all’ospite, chiusura di un cerchio che si propone di celebrare il giusto coronamento di una relazione e la soddisfazione vissuta da entrambi gli interlocutori.

E in cui, oggi, si può risolvere il doloroso (come lo chiamano in Portogallo) momento del pagamento del “prezzo” dell’ospitalità ma arricchendosi del suo “valore”.

Conclusioni

Trovi interessante la riflessione di Massimo Bustreo sul costo dell’accoglienza? Riesci a spiegarti un po’ meglio perché la relazione con il tuo ospite non si risolva alla conclusione del pasto con la consegna del denaro?

Noi troviamo stimolante e geniale questa intersezione tra psicologia dell’ospitalità e modelli economici turistici e ristorativi rinnovati: ci avevi mai pensato?

Aspettiamo i tuoi commenti, le domande per migliorare insieme il tuo business ristorativo. Cogli l’opportunità della presenza del nostro ospite per chiarire dubbi e condividere idee sul concetto di accoglienza applicato ai tuoi ospiti e ai nuovi bisogni di lettori, utenti e clienti. Resta in contatto partecipando a uno dei nostri eventi di presentazione del libro.

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Vicenza, Esac Formazione 5 novembre 2018, h. 9:00-16:00

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Firenze, Cibiamoci Festival 21 novembre 2018, h. 10:00-11:00

Prossimi incontri, da definire: PordenoneIvreaTorinoModenaNapoli, Firenze, Roma, Venezia…

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© cover image: “Giove e Mercurio ospitati da Filemone e Bauci” J. Van Oost – 1600 ca., San Francisco Museum.

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a cura di

Per la rubrica Ricetta del Successo

Massimo Bustreo

Umanista, formatore e consulente in psicologia del lavoro e dei consumi e coach professionista. Educatore di professione e pianista jazz per passione. Mi occupo di psicologia del denaro e di comunicazione efficace e interpersonale. E forse proprio per questo non guardo la televisione (che non ho).

Seguimi su → twitter facebook google+

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Nicolino Fenu
Ospite
Nicolino Fenu

Se la nostra comunicazione riesce a generare fiducia e a farci scegliere, le relazioni sono importanti per far ritornare le persone nel nostro locale, far si che lascino delle buone recensioni e parlino di noi.
Un articolo utilissimo che fa riflettere sul l’importanza di curare l’accoglienza e le opportunità che ne derivano.

Nicoletta Polliotto
Editor

Caro Nicolino, quanto hai ragione. Intanto sono d’accordo con te sul fatto che confrontarsi con campi di sapere diversi (es psicologia, economia, antropologia, sociologia,..) sia utilissimo per l’imprenditore per affrontare con più lucidità il proprio avvenire d’impresa. Poi, condivido il tuo parere che sottolinea come online e offline, sia che il tuo ospite sia con te sia che sia appena andato o stia per arrivare, dobbiamo approcciare con coerenza e continuità la nostra filosofia di accoglienza. Il digitale è un’occasione per estendere ed espandere la nostra ospitalità, per anticiparla e perpetrarla. In somma, per creare e curare relazioni. Chissà se… Leggi il resto »