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Informazione Alimentare tra Fake News e Leggende Metropolitane

Informazione Alimentare tra Fake News e Leggende Metropolitane

Secondo te, noi Italiani ci fidiamo di ciò che mangiamo, troviamo sugli scaffali o al ristorante?… 9 su 10, a quanto pare, hanno paura di quello che trovano nel piatto. L’86% della popolazione guarda con sospetto a: banconi di supermercati, frutterie, macellerie, pescherie, panifici. E, ancora, cucine di ristoranti, trattorie o tavole calde in cui sta per mangiare.

Come orientarsi e tranquillizzarsi in questo mare d’informazioni, fake news, leggende tramutate in sacrosante verità? Bolgia infernale degna del noto girone dantesco? Ci viene in aiuto il bell’articolo di → Arianna Acciarino, direttrice editoriale della testata Mangio Bene Vivo Bene.

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Stato d’Animo Italiano

Sondaggio Eurobarometro – Questi numeri sono lo sconvolgente risultato del sondaggio del 2010 Rischi associati agli alimenti, commissionato dall’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) a Eurobarometro, che ha preso in considerazione le risposte di un campione di ben 26.691 persone, dai 15 anni un su, provenienti da tutti i 27 Stati membri della UE.

Ciò che più sorprende è che gli italiani siano in assoluto i più preoccupati, sia per quel che riguarda la presenza di pesticidi negli alimenti- che spaventano l’85% della popolazione, contro il 72% della media europea – sia per quel che riguarda la freschezza dei prodotti – di cui dubita l’82% degli italiani contro il 68% del resto degli europei.

Eppure l’Italia è ai vertici della sicurezza alimentare in Europa, dove fa letteralmente scuola, e vanta su moltissimi cibi un residuo chimico che non supera lo 0,5%.

Non soltanto gli italiani hanno più paura, ma sono anche tra quelli che nutrono meno fiducia nelle parole sia delle autorità internazionali, sia dei produttori.

Alla domanda del questionario: «Supponga che un rischio alimentare serio sia identificato in un cibo che lei mangia regolarmente come il pesce, il pollo o l’insalata. Quanta fiducia avrebbe nelle seguenti fonti, relativamente al fatto che possano fornirle informazioni accurate su questo rischio?» gli europei in media premiano l’Efsa con il 64% di interpellati che nutrono piena fiducia, mentre gli italiani “fiduciosi” scendono al 61%.

Incredibile poi il grado di sfiducia degli italiani riguardo medici di famiglia e altri operatori sanitari, che registra il picco del 23%, rispetto alla media del 14%.

Anche degli agricoltori gli italiani si fidano meno della media europea: il 40% degli intervistati dice NO, contro il 38% della media UE.

>Meglio va a produttori alimentari ( si fidano di loro il 38% degli italiani rispetto al 35% degli europei), negozianti e supermercati (fiducia IT 44% – EU 36%).

Sondaggio #EuroBarometro: Italiani hanno scarsa fiducia per #Cibo @mangiobene Condividi il Tweet

Perché tanta Paura per il Cibo?

Questa domanda non ha una risposta semplice né veloce, e per capirne di più bisogna incrociare i dati con le abitudini alimentari, la cultura, le credenze e i modo in cui mass-media e i nuovi media trattano l’informazione alimentare.

Se infatti si vanno a guardare i dati legati alle abitudini alimentari, gli italiani non sono poi troppo preoccupati di non seguire un regime alimentare sano ed equilibrato (IT 57% – EU 52%).

La ragione è semplice: la Dieta Mediterranea, patrimonio dell’Unesco, è universalmente riconosciuta come la migliore, fondamentale per vivere a lungo e in salute. Quindi gli italiani si riconoscono il merito non soltanto di saper cucinare bene, soprattutto di saper mangiare bene. Per questo esigono livelli di qualità, freschezza e sicurezza molto superiori a quelli degli altri europei.

Sta qui, indubbiamente, una delle radici di questa paura. Gli italiani sono dunque una delle popolazioni più preparate quando si parla di cibo, basta pensare a quanto sono serrati i controlli sui prodotti DOP, IGP e STG. Da ciò deriva anche l’attenzione e la reazione degli italiani ad ogni allerta alimentare.

Italiani: meno fiducia nel #Cibo per #Cultura e #AbitudiniAlimentari di qualità. Condividi il Tweet

Disinformazione Alimentare

Il vero problema nasce quando le fonti di informazione non sanno trattare le notizie alimentari con la giusta preparazione e debito approccio deontologico.

Troppe news approssimative, non verificate, senza contraddittorio o palesemente false circolano ogni giorno sui social network, pubblicate troppo spesso proprio dalle pagine delle testate informative più autorevoli del Paese.

Se, in molti casi, foriera di queste fake news è la fretta, che costringe i giornalisti a non dedicarsi alla verifica delle fonti per non rischiare di “bucare la notizia”, ci sono anche blog e piccole testate che pubblicano scientemente vere e proprie bugie per moltissime ragioni differenti, prima fra tutte l’aumento di traffico e click sul proprio sito, per guadagnare di più con la pubblicità.

Essendo sempre estremamente attenta a ciò che porta in tavola, una buona parte degli italiani preferisce dare il beneficio del dubbio anche alla notizia più inverosimile, e sceglie così di evitare un determinato prodotto finché l’allarme (o l’allarmismo!) non rientra.

Questo genera ingenti danni a produttori e distributori, come accadde nel 2011 in Spagna ai produttori di cetrioli.

A seguito di una serie di morti legate all’Escherichia Coli, mentre le autorità preposte stavano ancora terminando le indagini, su giornali e web si diffuse la notizia che l’infezione derivasse dai cetrioli coltivati in Spagna ed esportati in tutta Europa.

I cetrioli vennero completamente scagionati e anche i coltivatori spagnoli, dato che il vero focolaio della colonia batterica fu poi rilevato sui germogli di soia tedeschi, ma il danno economico era ormai stato fatto.

Per risarcire i produttori ortofrutticoli spagnoli, che subirono in quei mesi un crollo vertiginoso delle vendite, la Spagna chiese ed ottenne dal tribunale di Amburgo un risarcimento di 230 milioni di euro.

#Cetrioli Spagnoli: danno dei #Media tra #Allarmismo e #Fakenews Condividi il Tweet

Tutela Produttori e Distributori Food

La comunicazione è fondamentale: far conoscere ai consumatori il proprio lavoro e tutte le opere di controllo e prevenzione aiuta a far comprendere la propria professionalità e a incrementare i livelli di autorevolezza del proprio marchio, quindi anche la fiducia che si ispira.

Alla base di tutto c’è l’etichetta, ovvero il “grado zero” della comunicazione con i consumatori. L’Italia si sta tenacemente battendo in Europa per far inserire nelle etichette la provenienza delle materie prime dei prodotti lavorati (come la passata pomodoro, troppo spesso di origine cinese).

Per i produttori italiani il successo di questo progetto porterebbe a grandi vantaggi, perché spingerebbe molte aziende a prediligere i prodotti nostrani rispetto a quelli importati, anche a fronte di un costo maggiore.

In attesa delle direttive europee, oggi molto possono fare già le singole aziende e marchi, soprattutto per farsi conoscere. Un grande aiuto arriva infatti dal web 2.0, che ha azzerato la distanza tra brand e utente/fan/consumatore.

Normativa italiana avanti sui controlli: indicazione di #provenienza su #etichetta Condividi il Tweet

Grazie a un buon sito web aziendale e a una comunicazione onesta e ragionata sui social network si può superare a pieni voti persino una crisi, come accadde a Burger King nel 2012, quando divenne virale la foto di un dipendente che calpestava le vaschette di lattuga da mettere nei panini.

In quel frangente, non solo l’azienda individuò  il responsabile e lo licenziò insieme al suo superiore ma, soprattutto, si prodigò a rispondere singolarmente ad ogni commento apparso sui social, spiegando ad ogni utente tutte le azioni svolte dal brand per garantire la sicurezza dei suoi prodotti.

Ristoratori, a Tutto Web!

Metterci la faccia, dimostrare la propria serietà e il proprio impegno significa non solo superare una crisi ma uscirne rafforzati, con un brand ancora più autorevole e riconoscibile.

Questo vale anche per i ristoratori, che il prodotto lo cucinano e lo offrono ai loro clienti: narrare – sia de visu, sia sui social network – l’origine dei prodotti scelti e la storia dietro ogni piatto è un modo spontaneo e molto efficace di far comprendere il proprio lavoro a chi è capitato più o meno per caso alla nostra tavola.

#Ristoranti sul #Web: comunica con #trasparenza per ispirare #fiducia Condividi il Tweet

Il modo migliore per conquistare la fiducia degli italiani più reticenti, dubbiosi e preoccupati è proprio scardinare le loro paure, mostrando le proprie competenze. Gli italiani sono i più preoccupati riguardo ciò che mangiano, ma sono anche i più felici di sostenere e promuovere le aziende e i luoghi dove si sentono al sicuro.

Le recensioni e i commenti sulla bontà della cucina, la qualità del cibo e la pulizia del locale sono una potente pubblicità positiva, che nasce dal basso e premia i più meritevoli.

Conclusioni

In Italia, per cultura e tradizione, ci preoccupiamo molto di salubrità e sicurezza alimentare. Asseconda le esigenze degli ospiti e comunica con trasparenza il tuo prodotto e la tua offerta: otterrai una clientela soddisfatta e fiduciosa che condividerà con entusiasmo i racconti e le proposte del tuo brand, divenendo tuo ambasciatore.

Noi lavoriamo seguendo queste linee guida per Hotel e Ristoranti. E tu?

Vorresti impostare una comunicazione fondata sulla trasparenza e la fiducia dei tuoi lettori, ma hai dubbi sulla sua efficacia? Hai un aneddoto da raccontare sulle paure dei tuoi clienti? Raccontaci la tua esperienza: aspettiamo i tuoi commenti.

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Leggi altri articoli:

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Incontra lo Staff di CnR negli Speech Conclusivi del 2017:

BTO10 [Nicoletta Polliotto protagonista di GONG! Il paradosso del digital marketer]
Firenze, Fortezza da Basso 29 novembre 2017 16:00

a cura di

Arianna Acciarino

Direttrice editoriale della testata Mangio Bene Vivo Bene. Trattiamo: informazione alimentare, difesa e sostegno del Made in Italy e debunking delle fake news.

Seguimi su → twitter facebook google+

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3 Commenti on "Informazione Alimentare tra Fake News e Leggende Metropolitane"

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Luca V
Ospite
Forse le innumerevoli notizie di cibo contraffatto-sofosticato-manipolato-copiato e chi più ne ha più ne metta, non aiuta ad alimentare (gioco di parole non voluto, ma che ci sta bene) una certa fiducia. Un altro grande problema sta nella drammatica contraddizione tra la volontà di migliorare qualitativamente e salutisticamente la propria alimentazione, e la difficoltà di reperire informazioni chiare, coerenti, nonché la reperibilità degli alimenti, appannaggio della grande distribuzione (soprattutto nelle città), che basa i propri profitti su alimenti al minor costo (a discapito dei produttori e di conseguenza dei consumatori) e sulla vendita in grandi quantità per poter fare margine… Leggi il resto »
Nicoletta Polliotto
Editor
Caro Luca V, analisi lucida e corretta. E soprattutto in linea con il messaggio che volevamo trasmettere e che la nostra guest blogger ha tratteggiato. Tanta informazione non equivale a buona informazione e quindi condivisione di sapere! Prova ne è che nell’era della massima esposizione mediatica del lettore, in cui sembra facilissimo e no-stop il reperimento di fresche e sempre sfornate news, si sia confusi e sballottati ora da questo ora da quel canto di sirena. Tutti siamo responsabili nessuno escluso. Quindi è nostro compito o produrre o – da lettore – trovare fonti, strumenti di filtro e interpretazione corretti.… Leggi il resto »
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