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Fotografia in Cucina: Consigli per Ritratti di Chef e Brigata

Fotografia in Cucina: Ritratti

Da un po’ di anni insistiamo sull’importanza del Visual Marketing nel tuo progetto di comunicazione, assegnando un posto di rilievo alla fotografia food: piatti, visual storytelling di menù e territorio, location, chef, brigata di sala e di cucina per anticipare emozioni e l’avvolgente ospitalità dei ristoranti.

Apriamo oggi con i consigli pratici – per fotografie di ritratto e piatti – di Alessandra Tinozzi Milani, nostro anfitrione nel mondo della food photography professionale.

Rivelare la tua Storia e Filosofia di Cucina

Se leggi e segui CnR blog da un po’, di sicuro avrai capito quanto comunicare sia importante alla pari del Cosa Cucini, Come Arredi il tuo locale, Come Accogli i tuoi clienti.

Questa non è, come si crede, una mania del nuovo millennio. In realtà è sempre stato così, semplicemente la comunicazione passava per altre strade: dalla decorazione della vetrina, da cosa diceva di te il giornalaio all’angolo, da come ti presentavi vestito alla festa di paese. Queste – e altre – informazioni parlavano di te, delineando la tua reputazione. Erano espressioni concrete di te e del tuo lavoro, riguardavano il tuo personale sorriso, il grembiule pulito, l’insegna elegante, il giardino curato e chi più ne ha più ne metta.

Oggi le dinamiche sono solo un po’ diverse. Un nuovo cliente, probabilmente, entrerà in contatto col tuo sito web o pagina Facebook e già da qui inizia a tracciare una propria idea.

Se nel faccia a faccia il buon ristoratore può giocare la sua partita per sedurre un nuovo cliente in tanti modi: col profumino che arriva dalla cucina, con l’arredamento e i colori delle tovaglie, con la gentilezza del cameriere, … nella rete bisogna usare un nuovo linguaggio, fatto principalmente di immagini e parole che raccontino al meglio ristorante e cucina.

In questo primo post focalizziamo l’attenzione sulla fotografia di persone ovvero sui ritratti del ristoratore, dello chef e della sua brigata. Sull’importanza di metterci la faccia.

Classiche Obiezioni

“Perché dobbiamo mettere la nostra foto? Non voglio, sono grasso, non sono fotogenico, sono timido, sono stanco.”

“Manca solo che mi debba occupare pure di quello.”

“Ma non va bene quella foto che abbiamo fatto nel 1972 col sindaco?”

Che ti piaccia oppure no, la faccia prima o poi dovrai mettercela. Alle persone piace relazionarsi con altre persone – particolarmente dinanzi al cibo – perché la variabile umana, soprattutto nella piccola impresa, è la chiave vera per il successo.

È sempre stato cosi: i clienti vengono nel tuo ristorante perché ci sei tu. Non per i tortellini in genere ma per come tu li proponi, per la cura e l’amore che ci metti, per te come persona, con nome e cognome, non un’entità astratta.

Una tempo la tua faccia era conosciuta in quartiere o in paese, si sapeva chi fosse il proprietario del ristorante giù in piazza, non c’era bisogno di far tanta pubblicità. Oggi questo dato è cambiato, la piazza è virtuale ed è molto più ampia: prima di prendere e venire da te, io cliente voglio farmi un’idea di dove sto andando e di chi mi sto fidando.

Per questo la tua foto è importante, non per vanità ma per iniziare un dialogo con il tuo futuro cliente nel modo migliore possibile: a carte e volto scoperto.

Foto di Ritratto da Evitare

La foto di 15 anni fa. Soprattutto se avete cambiato colore dei capelli, montatura degli occhiali e taglia dei pantaloni.

La foto in cui siete venuti benissimo ma siete al mare in braghette e con in mano il salvagente di vostro figlio. Non darebbe un’idea granché professionale di voi, a meno che la vostra specialità siano grigliate sulla spiaggia.

Quella in cui siete proprio carini, peccato piazzati tra il sindaco e il capo dei Vigili. Una foto tagliata, da l’idea di un regalo riciclato o un calzino rammendato. Molto poco professionale anche questa.

Istantanea in cui inforcate grossi occhiali scuri. Siete affascinanti ma non è questo il luogo in cui sfoderare mistero. Tenetela buona per altre occasioni.

Il cimelio in cui indossate la maglia della vostra squadra del cuore o, ancor peggio, quella sotto la bandiera del partito per cui votate.

Il selfie di Carnevale in cui sei vestito da pollo o quella in cui siete paonazzo, sudato e chiaramente alticcio di ritorno da un giro di produttori di vino. Spero di non dovervi spiegare il perché.

Se pensi che abbia calcato la mano, fatti un giro tra i profili social e nelle gallery dei website dei tuoi colleghi e poi ne riparliamo.

Foto di Ritratto da Realizzare

La fotografia, come il vino e il cibo, non è solo buona o cattiva. Ha un linguaggio tutto suo che occorre imparare a conoscere: la fotografia racconta delle cose di te, senza usare parole. La sua grammatica si compone di tagliocoloriluceelementi dell’immagine stessa.

Partiamo da un esempio reale e concreto:

Fotografia di Ritratto - Errata

Fotografia di ritratto: attenzione, la prima impressione conta.

Chi è questo ragazzo? Qual è il suo mestiere? In realtà non abbiamo nessuna di queste informazioni ma, inconsapevolmente, dai nostri occhi partono subito messaggi criptati per il nostro cervello, contenenti innumerevoli pensieri su questo ragazzo, senza neanche sapere chi sia.

Il mio cervello potrebbe così elaborarli: “Ragazzo, bianco, probabilmente europeo, forse francese. Giovane: 25 anni? Vita disordinata, bohemienne. Seduttivo ma inaffidabile. Un po’ maledetto. Lavoro creativo, forse ancora studente a carico di mamma e papà. Single o appena tornato single. Un po’ depresso, chiuso, snob.”

Quante cose può dire un’immagine, non trovate? Certo non posso sapere se ho ragione oppure torto ma quella è l’idea che mi sono fatta.

In realtà, non è che appena si guarda una fotografia il cervello verbalizzi tutte queste parole … si tratta, piuttosto, di un’idea vaga ma persistente che ci facciamo di quella persona. La tua proiezione potrà discostarsi un po’ dalla mia ma, se questa è l’immagine di profilo del gestore di un ristorante, concordi che non possa essere la più funzionale!

Quando si tratta della nostra immagine di profilo, il criterio non è buona o cattiva, il punto è: Cosa Comunica?

Chiedo scusa a Stefano per averlo usato come cavia per il mio esperimento. Lui in realtà è un giovane e coraggioso ragazzo che dopo anni di dura esperienza nelle sale di ristoranti parigini e londinesi, ha deciso di rischiare in proprio e da poco ha aperto un piccolo bistrot sotto la Mole Antonelliana, nel cuore di Torino: Gaudenzio, vino e cucina.

Fotografia in Cucina - Stefano Petrillo

Stefano Petrillo, titolare del ristorante Gaudenzio. © Alessandra Tinozzi.

È umile, tenace, lavoratore, con una straordinaria passione per i vini naturali e un’invidiabile voglia di “fare bene”. Il suo ristorante è piccolo, semplice di quella semplicità vagamente nordica, accogliente in un modo tutto italiano. Questa è l’immagine che mi ha chiesto di realizzare di se stesso per dare un volto umano e professionale per il suo locale.

Un’immagine pulita, realizzata senza fronzoli a uno dei tavoli vicini alla vetrina, in modo che la luce naturale funzionasse come un grosso bank.

Semplice, spontanea, il sorriso non forzato. Tiene in mano un bicchiere di vino perché il vino è una chiave importante della sua ristorazione, indossa una camicia bianca che è elegante ma al tempo stesso casual. Dà la giusta idea di dinamismo, freschezza e professionalità insieme.

Fotografia in Cucina - Staff

Alessio Zuccaro e Michela Cuccovillo (cuochi), David Giovio (sala) e Peal (commis). © Alessandra Tinozzi

Fra i molti dettagli dei quali Stefano si è occupato nel periodo che ha preceduto l’apertura ci sono state dunque anche le fotografie della sua comunicazione ufficiale.

Voglio proprio citare il suo caso, come esempio positivo nella mia esperienza decennale di fotografa: un giovane imprenditore che ha scelto di partire proprio da un piccolo portfolio d’immagini curate e di ritratti professionali, per raccontare e rappresentare la sua qualità, quella del suo locale, della sua brigata e della sua cucina.

Conclusioni

Ti interessa il tema del Visual Marketing per il tuo ristorante? Hai mai pensato all’importanza di una’immagine fotografica di qualità per i tuoi piatti e il ritratto di chef, brigata di sala e di cucina?

Se vuoi condividere esperienze e idee oppure porre qualche domanda alla food photographer Alessandra Tinozzi, aspettiamo i tuoi commenti.

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a cura di

Per la rubrica Ricetta del Successo

Alessandra Tinozzi

Fotografa, narratrice di storie. Appassionata del genere umano in tutte le sue folli declinazioni, sono da anni misteriosamente attratta dal mondo del cibo e della ristorazione. Cucino bene, ma solo in casa e ho avuto l’ardire di sposare uno chef.

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2 Commenti on "Fotografia in Cucina: Consigli per Ritratti di Chef e Brigata"

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Rinaldo
Ospite

Ben “scritto” Alessandra, l’articolo scende giù alla grande e lascia un buon sapore! ^_^

Sull’immagine profilo da non pubblicare aggiungerei la foto del matrimonio (che vedo spesso…).

Mentre una foto che mi è piaciuta tantissimo, vista qualche anno fa, è stata quella di Vinzia Firriato su una brochure aziendale: camicetta bianca, due bicchieri incrociati in mano e la bottiglia di vino, sorriso rilassante e invitante, come per accoglierti nella sua azienda con grande semplicità e spontaneità.

Ciao e buon lavoro.

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